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intervallo

L’altro giorno ho avuto in testa per ore come fosse una cosa di grande importanza una frase che più o meno recitava “Un rutto proruppe dalla finestra, interrompendo il flusso dei suoi pensieri”, ed era ispirata a fatti realmente accaduti.

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Ho catturato una specie di rinoceronte e un maiale con una conchiglia antropomorfa sulla schiena. Alla fermata del vaporetto di Santa Maria Elisabetta si fa sempre un gran safari di pokemon. Alla tivù del bar adibito alla colazione lampeggiano immagini di bombardamenti. Oggi c’è il biondo. Lo saprei anche senza guardare il banco perché quando c’è il biondo la tivù è su mattino cinque, quando c’è la ragazza è sul canale di Rtl centoduecinque, quando c’è il moro è spenta, il moro mette la musica e gli piace che si capisca che è di qualità. Mordendo brioche al pistacchio penso ai miei amici che sono a sposarsi nel Caucaso settentrionale, penso che adesso in questo preciso istante dovevo esserci anch’io e invece no. Mi spiace molto non essere là/Sto bene anche qui. Tastandomi il naso vagheggio che dovrei farmi una pulizia della pelle, magari poi compro dell’argilla in erboristeria.

È primavera e di primavera io mi sorprendo che ogni anno, da due anni, le piante del balcone verdeggino e fioriscano, sopravvissute alle mie amorevoli cure, cioè all’assenza delle medesime. Come premio l’altro giorno ho acquistato del fertilizzante Cuore di Bue, che centellinerò, nella speranza che non soccombano all’emozione.

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Telefonetto dichiara che è l’una e cinquanta. Se respiro profondo fino a rilassare tutti i muscoli che non ho e perdo i sensi entro i prossimi dieci minuti faccio in tempo a dormire sei ore.
Invece mi perdo nelle carte stellate argento e blu dei cioccolatini consumati a letto per noia. Le stiro bene con sfregare di polpastrelli, pensando che se la notte fosse luminosa come questa foglia di alluminio dormirei più facilmente.