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cavolo rosso

Ho ricominciato a fare le interviste telefoniche, le interviste telefoniche sono meglio della vendita, un po’ noiose, ma comunque parecchio meglio (si può dire parecchio meglio? non lo so. vabè). Sinora la considerazione più interessante è la seguente:

Stanno tutti uscendo.

A riguardo dei callcenter anni fa ho scritto una cosa, che peraltro a giugno del 2014 è stata pubblicata su Linus. Oggi mi sembra il momento giusto per riproporla in questa sede, in versione integrale.

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Oggi mi sono alzata dal letto, ho aperto la porta di camera, fuori dalla camera c’erano foto di donne nude e una vasta raccolta in cd de La musica di Dio. Ho aperto la finestra del terrazzo e inspirato tutta la salsa di soia che il take-away thailandese sotto casa aveva da offrire. Tutto intorno al terrazzo c’era Venezia Mestre, che forse sarebbe più appropriato chiamare Mestre e basta. Oggi mi sono alzata dal letto e fuori dal letto c’era il mio primo giorno di lavoro.

Il lavoro di callcenter è una cosa che ti fa sentire un giovane del tuo tempo. Qualche anno fa ha avuto un momento di breve ma intensa esposizione mediatica, attorno gli si è creata un’aura da Vietnam tale per cui se vi lavoravi eri un guerriero. Il lavoro di callcenter in quanto argomento di conversazione è in seguito caduto in disuso, mentre in quanto lavoro-lavoro esiste ancora, così tu puoi andarci in santa pace e alle medesime condizioni, senza che nessuno faccia dell’opinionismo sulle cose private dei co.co.pro.

Il mio specifico è a suo modo un posto accogliente. Si trova in una zona industriale a quaranta minuti di autobus da Mestre e basta. Una volta giunti alla fermata, la via più rapida per arrivarci è attraversare la pancia di un centro commerciale, fermarsi a prendere il caffè da una signora che sta in un chiosco nell’esatto mezzo della pancia, attraversare il parcheggio fuoristante il centro commerciale e suonare il campanello tre volte, così sanno che sei della famiglia e ti aprono. Il parcheggio fuoristante il centro commerciale ha la caratteristica di essere in modo perenne esalante vapori di catrame versato da operai a petto nudo.

Per accedere al lavoro di callcenter bisogna partecipare ad una formazione non retribuita. I miei superiori prossimi venturi sono Team Leader Uno, Team Leader Due, Team Leader Tre e la Psicologa.

Team Leader Uno è il poliziotto cattivo. Segnata da una adolescenza fatta di emarginazione e angherie, dopo avere aspettato per anni il momento migliore per avere il suo riscatto, ha intuito che quel momento era la crisi economica mondiale. Team Leader Due è il poliziotto buono, once upon a time frequentava i centri sociali occupati e da grande voleva fare l’alternativa, attualmente si accontenta di attendere la fine del turno per spaccarsi di canne sul divano con il fidanzato finanziere. Team Leader Tre è il ragazzo con la camicia pulita e i capelli in ordine che le mamme vorrebbero come genero. Come spesso accade in questi casi, sotto alla camicia pulita nasconde praterie di tatuaggi e nel passato una prima giovinezza da metallaro. La Psicologa, in quanto tale, è la persona che si occupa delle risorse umane nella loro fase di entrata.

Oggi è stata una giornata interessante. Ci siamo seduti intorno a un tavolo e la Psicologa ci ha raccontato delle parabole. La prima era la parabola della ragazza con gli scrupoli. La ragazza con gli scrupoli era una brava operatrice out-bound (per amor chiarezza si precisa che gli operatori out-bound sono coloro che si occupano delle chiamate in uscita). La ragazza con gli scrupoli che era una brava operatrice out-bound, ogniqualvolta cercava di fare un contratto con un anziano, nel momento in cui dal codice fiscale ne capiva la data di nascita, veniva presa da visioni di suo nonno che la guardava contrito e scuoteva il capo. Lei provava a quel punto a distogliere l’attenzione dal volto che aveva accompagnato la sua infanzia, ma quello continuava con lo scuotimento di capo e ripeteva come una litania tremante ricordati che potrei essere io il vecchio che stai truffando. In seguito a questo vorticare di idee complesse che in realtà nella sua testa si svolgeva in pochi secondi, la ragazza con gli scrupoli veniva colta dal panico e chiudeva la chiamata. Grazie all’intervento dei suoi superiori, la ragazza con gli scrupoli è riuscita a superare questo blocco attraverso degli incontri motivazionali. Pare infatti che i dirigenti dell’azienda siano coach esperti di un insieme di tecniche, raccolte anche in vari manuali, che ti spiegano che dentro di te c’è la forza per convincere i tuoi interlocutori del fatto che ciò che dici è la sacrosanta verità. Mentre ci racconta le parabole, la Psicologa è graziosa e curata in tutti i suoi modi del fare e del parlare, ma a volte si distrae e la faccia le trasfigura in qualcosa che sono abbastanza sicura di aver visto in una puntata di X-files. In questa puntata di X-files c’era un mostro che sembrava umano e invece sotto la pelle nascondeva una natura di alieno bianco e molliccio. Amava mangiare i cervelli delle persone, e per frenarsi andava agli incontri degli alcolisti anonimi. Una volta all’anno, i collaboratori a progetto del callcenter sono  invitati ad assistere ai seminari motivazionali tenuti dai dirigenti. La Psicologa dice che sono bellissimi.

In questo nuovo lavoro, la cosa che andrò a fare è, con l’ausilio di una postazione computer, una cuffia e un auricolare, chiamare esercenti commerciali e/o fornitori di servizi e/o liberi professionisti di vario genere e spiegargli che abbonarsi al nostro servizio pubblicitario è la cosa migliore che possano fare nella vita. La Psicologa dice che non saremo mai abbandonati, che la nostra è una formazione continua e che la vendita è emozione. In uno dei momenti in cui non trasfigura in Alien perché somatizza la tensione in un movimento a scatti del ginocchio destro, dice che non dobbiamo preoccuparci della resa in quanto la persona viene valutata a trecentosessanta gradi. Segue la parabola del Ragazzo cui non è bastata la bravura. Il Ragazzo cui non è bastata la bravura chiudeva dieci contratti puliti al giorno, ma (sospiro), aveva un atteggiamento totalmente al di fuori delle logiche aziendali (occhi al cielo), dunque è stato accompagnato in un percorso di uscita dall’azienda (punto). Poi ripete che la vendita è emozione, ed io penso che deve essere necessariamente così, perché  lei comunque è una psicologa e si occupa di zone del cervello.

La seconda parte della formazione consiste nelle prove di ascolto. In questo frangente i novizi si siedono accanto ai veterani in doppia cuffia, ed io ho la fortuna di sedere alla destra del Vincente. Il Vincente è uno che fa tanti contratti. Quando chiude il quinto della giornata Team Leader Uno lo abbraccia, Team Leader Due lo abbraccia, tutti lo abbracciano. Poi telefona a un carpentiere, il carpentiere dapprima si dimostra cortese e interessato a spiegare in cosa consiste il suo lavoro. Quando comprende che stiamo proponendogli un contratto a pagamento ci comunica con eguale cortesia che a suo modesto avviso siamo la rovina della società. La Psicologa dice che l’unica obiezione cui non sappiamo controbattere è quella con cui siamo d’accordo.

Il Vincente ha il pregio dell’insistenza e coi clienti simula interesse emettendo molti AH. Ah, è di Vallescura sull’Arno. Ah, anche la cugina di mia nonna viene da là. Ah, vende collane, che cosa originale. Ah, le fa personalizzate, non so come ha fatto ad avere un’idea così originale. Ah, pietre dure. Ah, alimentari. Ah, gastronomia. Ah, parcheggio. Ah, giardino.

A un certo punto della prova di ascolto interviene anche Team Leader Uno in persona al fine di dimostrarci come funziona una trattativa davvero efficace. Afferra le cuffie del Vincente e dice a una signora, Signora, cosa vuol dire che per fare il contratto deve chiedere a suo marito? Ma se lei vede un paio di stivali bellissimi in una vetrina, che fa? Li compra o prima ne parla con suo cognato? Signora, facciamo una scommessa, lei investe questa cifra irrisoria, poi il guadagno che le torna se lo tiene e ci compra un paio di stivali. Signora, a me dispiace perché ora chiamerò qualcun altro, e i clienti andranno ad un suo concorrente. Signora, è questo che pensa di noi? E se è questa la sua idea, se la tenga.

Durante la pausa, che consiste in dieci minuti di girare in senso orario e antiorario la paletta di plastica nel caffè del distributore automatico, la Psicologa ci ha passati in rassegna uno ad uno e ci ha comunicato che essendo la nostra una formazione continua, sabato dalle ore nove e trentacinque alle ore quattordici e trenta circa si sarebbe svolta la Festa Formazione.

Trattasi di un momento di formazione ludica che si tiene ogni tre mesi, in questa occasione ci si ritrova tutti assieme e ci si forma ludicamente. La partecipazione è volontaria, non retribuita, caldamente consigliata. Comunque, ha detto la Psicologa, i vostri nominativi li ho già dati. E poi ognuno porta qualcosa da bere o da mangiare. Nell’elenco dei nomi poggiato sulla scrivania vedo che qualcuno ha appuntato che porterà un calzino.

A fine turno comunque è capitato che ho fatto una prova vera e propria e ho chiuso un contratto con un lattoniere debole di spirito, quando ho attaccato la chiamata mi sono trovata un portachiavi promozionale al collo. Team Leader Uno alle mie spalle cantava il jingle del prodotto.

“Prenota qui il tuo funerale low cost” è il cartello che per tutta la mattina ho aspettato di rivedere dal finestrino dell’autobus, sulla via del ritorno. Se escludiamo l’ampia diffusione di onoranze funebri e gelaterie affiancate le une alle altre, la gamma di cose da guardare fuori dal finestrino in queste zone è abbastanza limitata.

A casa ho ritrovato le foto delle donne nude alle pareti, i cd con  La Musica di Dio e i nuovi coinquilini, che sono un ragazzo schivo e discreto, autore delle foto di donne nude, e una quarantenne new age che ha la peculiarità di avere portato con sé in una singola con letto a una piazza il figlio di sei anni. La situazione non è malvagia, senonché trovo spesso squali, rane e girini di plastica nella vasca. Riguardo alle rane e ai girini la quarantenne new age me le ha giustificate spiegando che il figlio è un evoluzionista.

La situazione non è malvagia. Oggi come nei giorni precedenti le cose sono andate che ho aperto la porta, passato il corridoio, guardato a sinistra verso il bagno, detto ciao coinquilina new age, e la coinquilina, intanto che mi diceva ciao, si stava lavando i piedi nel lavandino cercando di igienizzarli con dell’antibatterico.

Questo perché da poco ha a sua volta trovato un lavoretto part-time. Per quattro ore al giorno dal lunedì al venerdì sta intorno alla stazione di Venezia e distribuisce volantini per proporre prestiti e mutui. Il capo al colloquio le ha detto che non doveva pensare si trattasse di una semplice questione di volantinaggio, che era una forma di volantinaggio rivoluzionario, e che avrebbe dovuto distribuire i volantini scalza. Mentre si asciugava diceva che poteva andare peggio, pare che a Jesolo abbiano messo delle  rivoluzionarie coi capelli rosa che volantinano in bikini.

[“L’esatto mezzo della pancia”, di Ginevra Lamberti. Uscito su Linus, Giugno 2014]

linus

È passato un anno, il gruppo d’ascolto è diviso senza possibilità di rimedio tra Venezia, Milano, la Guinea Bissau e la quarta dimensione. A me chiaramente è toccata la quarta dimensione. Non mi lamento, ho dei permessi per andare al lavoro e posso avere molte arance per le mie spremute della colazione. La rete però fa schifo.

Difatti se dovessi riassumere la prima serata di Sanremo 2014 la riassumerei così:

la cellulite è una malattia che danneggia la microcircolazione e il tessuto sottocutaneo,

ossia con il contenuto dell’unico frammento di pubblicità che sono riuscita a visionare. Del programma ho colto un fotogramma di Fazio vestito da Ispettore Gadger che sale la scalinata con una tizia scosciata.

Stasera, in luogo della seconda serata, sono invece pronta per una diretta dalla privilegiata posizione del fenicottero in bilico davanti a una finestra che da sullo skyline della quarta dimensione.

Dopo aver sacramentato un po’ la prima cosa che vedo è Fazio che dice alla Littizzetto “Bello è dire mi piaci, anche se hai la cellulite”. Ne deriva che il filo conduttore di questa nuova edizione non è più l’ex URSS, ma l’annoso problema della pelle a buccia d’arancia.

Inizia la serata, inizia da Noemi. Per quanto concerne la descrizione del suo outfit lascerei la parola a Talent Scout, in diretta a mezzo chat del gruppo d’ascolto:

“Un minuto di silenzio per lo stilista di Noemi… perchè? per quale assurda ragione decidi di indossare un paraluce, con decori geometrici in rilievo che sembrano un labirinto maya e confondono la vista?”

Coerentemente con il look cyberetnopunk, Noemi attacca il suo pezzo con un rutto. Chiedo alla regia (laddove la regia è descrivibile come una nube di entità astratte che nella quarta dimensione ha la funzione di dettare legge ed essere di compagnia), chiedo alla regia a cosa possa essere paragonabile il tutto, dalla regia rispondono a una merda. Chiedo di fornirmi una versione più diplomatica, dalla regia rispondono “a una bambola scartata dalla pesca”.

Fazio saluta gli italiani all’estero ed entra in scena Renzo Rubino, che lo scorso anno, ricorderete, si è presentato a Sanremo giovani con una canzone d’amore per le Poste Italiane.

Il primo pezzo è gradevole, nel secondo compare la parola “coccole” e questo sancisce la condanna a un immediato lancio dalle Rupi Tarpee (nella quarta dimensione ce n’è più d’una).

Superato il reduce da Sanremo giovani possiamo passare a Sanremo giovanile. Fazio presenta il nuovo concorrente dicendo che “aveva 16 anni nel 1970”. Arriva Ron, e l’Ariston si riconferma quel luogo mistico dove il concetto di musica leggera si fonde con quello di mattonata di 600kg nei maroni.

Circondato da motivi a foglie morte, Ron spiega che “amare è quel bisogno così naturale, ma a volte ci facciamo male”.

Difatti è tempo del primo ospite, Claudio Baglioni, e tutto inizia a farsi confuso. Nelle cuffie sento frammenti di Piccolo grande amore mentre la regia ascoltano (sì, la regia è singolare, ma sono plurali, fatevi gli affari vostri che già è complicato così), mentre la regia ascoltano una canzone elettroindieunderground sulla zoofilia, che non linko perché ci tengo acché inbassoadestra continui ad esistere.

Sette anni dopo finisce la serata monografica su Baglioni.

È il 2021, sono una ricca imprenditrice che nel tempo libero e al solo fine di ammazzare la noia di una vita costellata da troppi agi pubblica romanzi pornofantasy di grande successo internazionale. Benvenuti in questo mondo bellissimo.

Un attimo dopo sale sul palco Riccardo Sinigallia e rovina tutto riportandomi nel baratro del 1998. Quello-dei-Tiromancino che non è più dei Tiromancino ha ingoiato un pulcino vivo (era accaduto anche l’anno scorso a una giovane se non ricordo male, qualcuno dovrebbe togliere quelle povere bestie dai camerini).

A questo punto si consuma il dramma. Sinigallia canta una canzone sdolcinata, ovvia e punteggiata di rime tipo “disci/ che non potremo essere felisci”, e tocca quel qualcosa dentro di me di stupido, sentimentale irrimediabile e preponderante che me la fa quantomeno non dispiacere (anzi, non dispiascere).

È il momento il Francesco Sarcina quello-delle-Vibrazioni che non è più delle Vibrazioni con “Nel tuo sorriso”. Ci comunica che il suo cuore è quello di un guerriero, quanto al suo outfit lascio di nuovo la parola a Talent Scout:

“Orecchini due, anello uno (al mignolo), intarsi sulla giacca da becchino presenti, parrucchiere sempre lo stesso che ha un’evidente mancanza di fantasia e punta al classico sperando di non fare disastri (vedi il London style di Noemi).. Il mood tra i big è: canto due canzoni di merda senza troppa convinzione, punto tutto sulle smorfie, gli anelli papali e il nero.. Forse nessuno si accorge che sto facendo cagare e mi confondono con la tappezzeria.”

Sarcina va via facendosi foto da spedire a casa per dimostrare che non era a fare scippi in motorino, e noi ci chiediamo, dov’è Giulia? Chiamatela, quest’uomo ha bisogno di aiuto.

La regia nel frattempo mangiano wurstel ascoltando gli At the Drive In, ed io inizio a temere la defenestrazione.

Visto che ci tengo alla mia incolumità, ma soprattutto visto che non ne posso più, decido di chiudere i conti con la città dei ciclamini fino a domani, saltando a pié pari l’esercito dei giovani di vane speranze.

Una unica nota su Bianca. Tutti accennano alla sua vaga somiglianza con quella tipa che stava sotto alle scrivanie di Bill Clinton, nessuno al verso “si sta come foglie sui rami a novembre”, chiaro segnale di un featuring clamoroso tra Eugenio Montale e Giusy Ferreri.

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E Buonanotte.

NB Lo so che non ho menzionate le Kessler, è che non sono riuscita a vederle, le Kessler. In compenso dai primi dati statistici emerge che la gente continua ad arrivare quivi cercando informazioni sui loro nudi artistici.

A voi vi piace il gioco della tua preferita? A me sì mi piace. La mia preferita non lo so qual è però. Hai presente quante sono che son belle? Hai presente è inutile non c’è più lavoro non più decoro e quello che ci viene dietro? Hai presente, non so se hai presente, una puttana ottimista e di sinistra. Però Cara lo è un pochino, tra quelle che ora ti parlo dell’infinitamente piccolo e della cosa che è successa l’altro giorno, o lo scorso anno, se vuoi.

L’altro giorno, mi hanno ordinato di preparare una torta per una cena. Ho ribaltato casa per trovare la ricetta che non si trovava, e alla fine la casa era ribaltata e la ricetta nella memoria interna di un vecchio cellulare. Si è rianimato con due ore di carica e un colpo di defibrillatore. E poi dentro c’erano la torta, e le ciliegine, i treni e gli esami.

 

  sul treno

ho appena sentito un discorso in treno te lo riporto per dovere di cronaca: volevo diventare medico perché ero molto legata alla figura di candy candy, un medico vicino alla gente.

 

sull’esame

potrei esordire con “il tibet non esiste, quindi questo esame non esiste, quindi non esiste nemmeno lei, arrivederci”. ed uscire.

 

notabene: con tante grazie a Grisu e Giorgia del contributo involontario.