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Archivio mensile:novembre 2015

Oggi è venerdì, di venerdì esce Il venerdì di Repubblica. Oggi se si va in edicola a prendere Il venerdì di Repubblica dentro, a pagina undici per esser precisi, ci si trova Scopertine, la rubrica di Marco Filoni dedicata alle copertine dei libri. Oggi su Il venerdì di Repubblica Marco Filoni scrive cose a riguardo della copertina de La questione più che altro. La copertina della questione è una foto che è anche un’opera di Margherita Morgantin, artista che ha dato a questo romanzo la faccia che doveva avere, precisa, esatta. E dunque io sono così felice, ma così felice che se ne parli che mi ricorda un po’ quella volta di tre anni fa quando questo blog era poco aggiornato e non se lo filava nessuno, a parte, in una mattina di disagio domestico a caso, Il venerdì di Repubblica. E quindi grazie, e buongiorno, anche.

scopertina

 

C’è questa intervista di Giovanna Amato a Paolo Colagrande, su Poetarum Silva, a riguardo del romanzo Senti le rane, che io non saprei come dire, leggetela, per piacere, e leggete anche Senti le rane già che ci siamo, che è un piacere bellissimo.

“Il comico, per definizione, è impastato di tragedia: in Senti le rane, come nel mondo, ogni personaggio produce comicità vivendo il proprio dramma.”

“Amo le rane: cugine brutte e stonate delle sirene. Ma a differenza delle sirene, che sono cattive e sanguinarie, le rane sono buone, non conoscono l’offesa, il loro canto è senza tono e senza utopie, terreno e dimesso, un po’ incline alla petulanza, come la vanvera degli uomini, ma più discreto.”

[ estratti da Poetarum Silva. Intervista completa QUI ]

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“Ecco, ciascuno di noi a un bel momento si ritrova in mano una spada insanguinata: non sa perché e da quanto tempo e dove l’ha presa o se gliel’ha data qualcuno e soprattutto perché è insanguinata e di quale sangue, ma insomma ce l’ha stretta in mano. E mentre la guarda e la riguarda e la gira e la rigira con comprensibile sbalordimento facendo anche degli sforzi di memoria, si volta indietro e trova la strada piena di sangue, con morti e feriti sparsi, gli ultimi magari infilzati un minuto fa. Capita di solito sulla via del ritorno, di accorgersi dei morti, perché è sulla via del ritorno che l’uomo è più lucido, riflessivo ed equanime e il ritorno ha un valore per così dire consuntivo e catartico. Un po’ come quando finisci un lavoro, non so se sei pratico di lavori finiti se non sei pratico fa lo stesso, poi sei più sereno e neutrale e anche autocritico, ti accorgi di cose che mentre lavoravi ce le avevi davanti agli occhi ma non le vedevi, le vedi solo adesso cioè alla fine. Tu sei su una strada di ritorno e il passo è più lento e misurato, non c’è la fretta che avevi all’andata e hai addosso anche quella stanchezza malinconica che ti fa vedere il mondo senza gli occhiali bugiardi dell’abitudine. E mentre tiri un sospiro consuntivo che comincia dal peso delle gambe e arriva fino alla testa per rinfrescarti di un cielo immenso tiepido fragrante di tarda primavera (i ritorni si fanno sempre in mezze stagioni clementi, non chiedetemi perché) proprio a metà del sospiro diciamo all’altezza delle braccia, quando ricapitoli le energie e distingui il confine universale tra benessere e malessere che è un cascame terreno del confine universale tra il bene e il male, ti accorgi di un incomodo che hai l’impressione di portare addosso chissà da quanto tempo, e allora ti guardi istintivamente la mano destra, se sei destrimano, e lì trovi la famosa spada insanguinata; poi ancora istintivamente ti giri indietro e vedi il sangue, e sopra il sangue tutte le vittime.”

[Senti le rane _ Paolo Colagrande _ edizioni nottetempo _ 2015]

senti le rane

 

Mi spazzola i capelli con la piccola spazzola di plastica arancione. Dico che bene che spazzoli i capelli, sei delicato, io li aggredisco. Mi dice non devi, sono fragili, si spezzano, li vorrei io i tuoi capelli ma Gesù non vuole sennò sono troppo bello.
È novembre e tutto sembra stare in piedi per caso. Sento più forte la voce di chi lontano dagli occhi -custodito nelle strutture- si spegne circondato dall’amore di cari e congiunti, o dall’amore di vecchi e nuovi compagni di strada, che sono poi sia cari che congiunti pure quelli, dico io.

Parli sempre delle stesse cose, pensi sempre alle stesse cose. Non è che le cose abituali della vita smettono di esistere dopo che le hai pensate e parlate una volta, dico io.
Quand’è che abbiamo iniziato a essere tutti originali non si è capito. E brillanti anche.
È comunque un novembre che perde i pezzi vicini, lontani e lontanissimi, mai pago di contraddirti laddove tu pensavi di tenerlo lontano col mangiar sano e la prevenzione, coi pensieri positivi, lo stare in casa e l’uscire di casa, coi risparmi per fare quel che piace fare e quelli per cambiare vita e portarsi dietro anche il gatto, il cane e il topolino, sperando che le crocche nobili che stimolano la diuresi ne ipertrofizzino la vita.

Ho interrogato Norman e l’Iching [per chi se lo stesse chiedendo Norman non mi spazzola i capelli. E chi è che ti spazzola i capelli? Ma saranno affari miei, dico io]. Norman dice che serve una pausa mentale e che la pausa mentale parte dalla seguente frase: non è in mio potere fare niente. Poi bisogna andare al Discount Italiano ad acquistare le coppe panna e cioccolato a 36cent l’una, aggiunge. L’Iching dice Propizia è perseveranza.
L’altro giorno sono scesa dal bus a una fermata a caso e ho aspettato il successivo perché un bambino piangeva troppo forte, in verità vi dico sono scesa dal bus perché mi pareva che ci guardavamo tutti male.

Scopri allora di essere brutto dentro, e di immaginare file di bus carichi solo di anziane, unici individui innocui per chiunque tranne che per galline, conigli e cucciolate di gatti in esubero (venite a vedere, la poesia della campagna e dello stato di semi-natura).
Concludi che sei debole di nervi, neanche in riva a una spiaggia caraibica troveresti pace (e gli squali, e gli scogli, e le maree?).
Guarda gli umani tuoi pari, non devi aggredirli, non devi aggredirli, non devi aggredirli.

“Poi le pulizie. -“Alja, porta fuori la bacinella!” Ma prima di proseguire due parole sulla bacinella: è la protagonista della nostra vita. Nella bacinella sta il samovar, perché quando bolle con le patate l’acqua trabocca dappertutto. Nella bacinella vengono versate tutte le risciacquature – l’acqua e le condutture del bagno sono gelate – di notte la bacinella viene da me rovesciata dalla finestra. Senza bacinella – non si vive.”

[Marina Cvetaeva _ Taccuini 1919 – 1921 (traduzione e cura di Pina Napolitano) _ Voland 2014]

cvetaeva

“Ho conosciuto uomini e donne che si sono sposati ad un convegno dedicato ad un autore; altri hanno semplicemente e frettolosamente fornicato; qualcuno ha commesso omicidio, e molti, nutriti in modo sconveniente, hanno incontrato prematura morte. Altri sono stati derubati, uccisi, rapiti, torturati, complimentati, applauditi, mormorati, deplorati. Tuttavia, a mio avviso, tutto ciò non prova con sicurezza che l’autore esista. Direi anzi che l’abbondanza di segni di riconoscimento sia sospetta: come quando si fanno stare a casa i bambini da scuola in onore della Patria o della Vittoria, che ovviamente non esistono. E’ incredibile la quantità di cose che riesce a fare gente che non è mai nata: Romolo fondò Roma, Noè fece l’Arca, Robinson sopravvisse vent’anni in un’isola deserta, con lo scomodo aggiuntivo di muoversi tra pagine e parole di un grosso libro, due volumi. Quale stupendo espediente dell’anima è, ad esempio, l’autobiografia immaginaria, o l’autobiografia anonima; e nella autobiografia tradizionale, chi è il personaggio e chi l’autore? Basta questo esempio per dimostrare come in nessun modo si possa catturare codesto autore. Esso non è che un indizio, una macchia di sangue, un giornale strappato, un urlo nella notte che nessuno ha sentito, eccetto un signore anziano che l’ha scambiato con il fischio di un treno.”

[Giorgio Manganelli _ Antologia privata (pag 61 Pinocchio: un libro parallelo) _ Quodlibet 2015]

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Domani, che poi è martedì tre novembre,
alle ore 18.oo
presso la libreria Feltrinelli sita in Piazza Barche, che poi in realtà sarebbe Piazza XVII Ottobre, ma c’è il centro commerciale Le Barche -perché a Mestre anche se non è Venezia deve comunque avere tutto il nome e la forma di cose navali ma non nel senso che è piena di edifici a forma di galeoni dei pirati, più nel senso post moderno (si dirà post moderno?) del vetrocemento, e di navi nere molto geometriche che solcano i mari urbani della contemporaneità- comunque sta di fatto che la Feltrinelli di quella nell’uso comune chiamata Piazza Barche è all’ultimo piano del Centro Commerciale Le Barche ed è una bella libreria con anche un bar dove potete prendere gli sprizzetti e io vi aspetto là per dire cose su ‪#‎laquestione‬. Domani, alle 18.oo. Presenta Francesco Pasquale.

volantino

“Negli alberghi viene accompagnato alla porta con gentile fermezza da vecchi corpulenti portieri, basette e baffi candidi alla maniera dell’imperatore Francesco Giuseppe, cappotto lungo sino ai piedi, molto sfarzoso. In queste figure è simbolicamente riassunto l’atteggiamento dell’intera Berlino: ed è allora inevitabile che vengano alla memoria le parole del conte Dracula nel romanzo di Bram Stoker: “Uno straniero in terra straniera non è nessuno”.

“”Quella villa è Pickfair” gli assicura un compagno di viaggio la cui professione consiste nello stazionare ogni sera dopo le 20, vestito da beduino, sul tetto dell’Egyptian Theatre, pregando in direzione della Mecca (lui personalmente è ateo).”

“Il primo tentativo di trasfusione di cui si abbia notizia è attribuito a un medico ebreo che – sulla scorta di alcuni lusinghieri esperimenti eseguito dapprima da pecora a pecora, poi da cane a cane, quindi da cane a pecora, ma anche da vitello a pecora e persino da un agnello a una volpe – curò Papa Innocenzo VII, “caduto in grave declino delle forze e in sonnolenza profonda”, scambiando “il sangue del vecchio papa con il sangue di un giovane”. Operazione che fu rinnovata tre volte, costò la vita ai donatori e non riuscì a salvare il pontefice.”

[ Bela Lugosi _ di Edgardo Franzosini _ Adelphi _ 1998 ]

{ colonna sonora consigliata: ♫ https://www.youtube.com/watch?v=zq7xyjU-jsU ♫ }

edgardo