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Archivio mensile:luglio 2015

Ero in gita a San Francesco del Deserto, isola veneziana piena di pace, mentre per la prima volta vedeva la pubblica luce la copertina de “La questione più che altro”.
“La questione più che altro” è il mio primo romanzo e sta per essere pubblicato dalla casa editrice Nottetempo. La copertina l’ho amata di amore totale sin dal primo sguardo. Il romanzo uscirà nelle librerie e nel mondo il 17 settembre, mentre il 18 settembre si svolgerà la presentazione a “Pordenonelegge, Festival del libro con gli autori”, nell’ambito di un dialogo con Mattia Signorini (“Le fragili attese”, Marsilio) presentato da Chiara Valerio (Nottetempo).
Dopo aver reso note queste informazioni a mezzo social si è scatenato l’inferno, nel senso del paradiso, tra commenti, apprezzamenti, condivisioni, messaggi privati, telefonate. Dunque volevo dire anche in questa sede grazie, ma grazie proprio tanto.

Chi è interessato a seguire gli aggiornamenti su questa ed altre pubblicazioni e sulle date delle presentazioni prossime venture può far riferimento anche alla mia pagina facebook con un semplice mipiace: https://www.facebook.com/gine.inbassoadestra

Per pre-ordini, ordini e acquisti, quando possibile, è bello rivolgersi a piccoli (ma davvero grandi) librai appassionati, quelli che ti danno sempre il consiglio giusto.
Per informazioni riguardo il contenuto del romanzo e pre-ordini online ci si può invece rivolgere al sito di Nottetempo: http://www.edizioninottetempo.it/it/prodotto/la-questione-pia-che-altro

la questione più che altro copertina

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Tre cose:

– Dopo anni di diffidenza ho utilizzato per la prima volta in un paio di ricette il tofu al naturale e ho trovato quel versatile sapore di aria così carico di emozioni che penso lo rifarò.

– L’altro giorno ho portato a passeggio un melone per ventiquattrore, abbiamo dormito fuori casa ed è anche venuto al lavoro con me. Adesso è tornato in frigo e se la temperatura sale di un altro paio di gradi prima che me lo mangi inizierà a parlarmi.

– Stamattina ho sentito al telefono delle persone che ringrazio davvero tanto per la cura con cui mi stanno aiutando a preparare l’uscita nel mondo di quella bestiaccia chiamata romanzo.
Loro del melone non sanno niente, quindi che resti tra noi sennò chissà cosa pensano.

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L’altro giorno mi han fatto il censimento telefonico istat per i laureati del 2011. Hanno chiamato per giorni senza avere risposta a causa degli orari sballati, è arrivata anche una lettera a casa che spiegava con i toni della disperazione che il censimento è obbligatorio ti prego rispondici. L’ha spuntata una ragazza che dalla voce direi fosse una coetanea. È occupata o disoccupata? Occupatissima. Qual è il suo impiego? Ne ho tre-quattro-cinque a seconda della settimana, ne scelgo uno? Eh sì. Allora ho scelto di raccontarle lo scrivere e temevo mi prendesse per una cialtrona. Alla fine invece risate, metaforiche pacche sulle spalle (con moderazione, che le telefonate c’è chi le ascolta) e spero di leggere un suo libro, e grazie buon lavoro, tra un’oretta attacco il turno di interviste pure io. Mi sono chiesta chissà poi lei cosa faceva, aveva fatto o voleva fare, ma per l’istat ancora non lavoro quindi posso solo provare a immaginarlo.

A parte questo mancano cinquantanove giorni a Pordenonelegge. Quest’anno ci sarò anch’io a presentare il romanzo in uscita imminente per nottetempo e avrò la fortuna di essere in compagnia di Mattia Signorini. Sul sito di Pordenonelegge scrivono che “Mattia Signorini e Ginevra Lamberti dialogheranno sulla letteratura che descrive il mondo di oggi, tra lavori precari e persone ferme ai margini, in attesa che arrivi qualcosa che li porti via, verso una direzione qualsiasi, prima che sia troppo tardi.”

Tutto questo per dire che presto si saprà anche la data e che quel giorno se fate un salto a pordenone a portarmi dei sali è meglio.

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Breaking news:
– l’altro giorno le persone se le chiamavi per le interviste telefoniche erano tutte sotto la doccia.
amici io ho capito che fa caldo, ma l’antico “non ci serve niente”, ve lo dico, suona meglio.
– molti squilli di fax ti foravano i timpani a tradimento.
amici, di grazia, perché avete il fax? R perché siete così tanti?
– alla domanda “posso farle un’intervista telefonica” la risposta “io ho un figlio che è maresciallo della finanza e fa tutto lui” devo ammetterlo, vince qualsiasi cosa.
– alle 2.oo ho inviato la terza revisione del romanzo. Scampata per un pelo la maledizione sumera grazie a un inaspettato rispetto delle scadenze, credo di aver rischiato di beccarmela comunque per l’eccesso di aggiunte-dell’ultimo-momento.

“In ultima analisi, ne deriva che le dimostrazioni di affetto nella regione Veneto sono complesse da decifrare, e quello che sembra un insieme di azioni barbare basate su usi di tipo tribale è in verità un insieme di azioni barbare basate su usi di tipo tribale.”

Due cose, la prima riguarda il babysitting.
L’altra mattina bambino-uno stava scrivendo cose su un libro-gioco di peppa pig. Gli dico qua ti chiedono di contare gli oggetti negli insiemi e di fianco scrivere il numero, così piccino lo sai già fare? // Sì sì, cioè dai, ti pare (“cioè dai ti pare” non l’ha detto sul serio ma il tono era quello, potrei giurarci). Procede con grande concentrazione e poi mi mostra il lavoro finito in cui la corrispondenza numeri arabi/simboli da lui associatigli è più o meno la seguente:

6/A – 3/E – 2/II – 4/Φ

Hai visto che lo sapevo fare? Bravissimo.
Il giorno dopo invece ero con bambino-due e bambino-tre. Bambino-due stava sul divano nella posizione del fiore di loto a occhi chiusi e produceva muggiti, gli chiedo cheffai? E lui sempre a occhi chiusi mi risponde medito. A quel punto bambino-tre interviene esclamando anch’io medico! E come un razzo corre a prendere la sua cassetta del pronto soccorso giocattolo. Tutto questo per dire che una volta ho sentito uno dire che i bambini sono gli unici veri punk e la trovo una tesi sempre più valida.

L’altra cosa è che oggi devo finire il secondo giro di editing sennò si abbatterà su di me un’antica maledizione sumera.

“(…) priva di una meta precisa, ho pensato di imboccare una via che si chiamava via Maestri del Lavoro e che per ovvie ragioni mi sembrava potesse essere di buon auspicio. In fondo a via Maestri del Lavoro il lavoro poi non l’ho trovato, ho trovato però la sede di un’agenzia interinale.”

 

L’altra mattina cioè poco fa, stavo tornando da un babysitting lidense ed ero una cosa a mezza via tra il sacco del compost e quello del secco non riciclabile. Boccheggiante entro in un supermercato e striscio alla cassa con un litro di naturale (un altro). Il cassiere forse temendo un collasso in diretta mi fa’ “ti g’ha caldo?”. Biascico parole chiave a caso tipo bambini-spiaggia-disidratazione-tempestadifuoco e tiro fuori cinquanta cent. Riflette un paio di secondi, poi mette via la mia acqua di marca ics, ne tira fuori da sotto alla casa un’altra di marca ypsilon e mi fa’ senti ciò prendi questa che è già pagata da tony e vai. Chi è tony? quando l’ha pagata? Perché l’ha lasciata lì? Non deve riprendersela? Molti quesiti affollano la mia mente offuscata, ma dallo sguardo improvvisamente teso del cassiere capisco che è ora di agire, ringraziare come se niente fosse e fuggire tra le porte scorrevoli. Poi per fingere che fosse stato merito del mio charme e non di un moto di pietà è bastato, sguardo basso, evitare di incappare nel riflesso di tutte le vetrine di lì a casa.

Dicevo che ho ricominciato a fare interviste telefoniche e, l’altro giorno, ho annotato a margine una nuova considerazione, cioè che se telefoni a privati per chiedere cose sulle assicurazioni degli automezzi all’improvviso scopri di vivere in un paese di ecologisti (non abbiamo macchine) e pirati (non siamo assicurati).

Poi volevo dire che accudire il romanzo mi fa venire voglia di condividerne piccole(issime) parti. Oggi parliamo di uno dei miei argomenti preferiti, elementi di economia domestica ai tempi del disagio.

“La Piccola Lavatrice è una manifestazione del fatto che la vita è costellata di ingiustizie. […] La caratteristica base della Piccola Lavatrice, è innanzitutto di essere piccola e, in secondo luogo, di non essere una lavatrice.”

piccola lavatrice