immagini evocative

Così come ho cambiato gravatar, ho cambiato anche immagine di testata. Non credo che questa notizia cambierà il corso della giornata di qualcuno, ma lo comunico ugualmente. Il fine è soprattutto di rendere noto che a breve inizieranno le correzioni di quella cosa impensabile che sarebbe il mio primo romanzo in uscita.

La foto da cui è tratta l’immagine di testata l’ho scattata io con una vecchia compatta, anzi con La Vecchia Compatta, quella che mi ha accompagnata nei viaggi più e meno assurdi intrapresi tra i ventidue e i venticinque anni. Ce l’ho ancora nel cassetto eh, solo che a un certo punto si sono fermati i movimenti di ampio raggio e ne sono sopraggiunti altri, di molto più frenetici, da svolgersi in un perimetro ristretto e intorno a sé stessi. Potremmo chiamarla crescita o dare la colpa alla crisi. Preferisco dire che sono arrivati momenti meno fotografabili (men che meno da me, che come ho già spiegato di fotografia non ne capisco niente). Grossomodo allora ho mollato la presa del blog per accumulare gli appunti che sarebbero diventati quella cosa impensabile.

Tra i primissimi c’era un frammento che faceva così:

“La valle dove vivo si trova a nord della provincia di Treviso. C’è un lago artificiale che serve per alimentare la centrale idroelettrica, poi c’è molto bosco e nel bosco ci sono molti alberi e tra gli alberi ci sono molti tralicci e sui tralicci ci sono molte rampicanti. Prima c’erano anche le persone che guardavano il lago e dicevano qua una volta era tutta campagna. Ora stanno morendo, se vuoi anche lentamente, ma con una certa costanza, e tutto ci fa pensare che presto o tardi verranno sostituite da nuovi vecchi che guarderanno la statale e diranno qua una volta era tutto autostop. C’è un viadotto che hanno tirato in piedi nei primi anni Novanta, e una torre medievale che con coerenza hanno tirato in piedi nel Medioevo. I morti dormono sulla collina, i suicidi hanno una scelta discreta, alcuni si buttano nel lago, altri a volte piovono dal viadotto. Nel lago, oltre ai cadaveri occasionali, c’è una coppia di cigni. Coi cigni maschi le cose sono sempre state un po’ difficili. A uno gli hanno sparato, a un altro lo hanno decapitato. Allora ne hanno portato un terzo un po’ scimunito e con un’ala mezza rotta. È ancora là con il cigno femmina e hanno ampiamente figliato. In generale c’è molta atmosfera.”

sorridono-i-monti

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