elementi di botanica

L’altro giorno, cioè mesi fa, la vicina di casa fresca di trasloco appena compiuto da lidi lontani, ha suonato alla nostra porta. Parentesi breve, io quando parlo di casa e cose di casa dico e scrivo sempre nostro/nostra/nostri/nostre in quanto sono dieci anni che vivo di coinquilinato. Il coinquilinato è una cosa che non esclude la proprietà privata, ma la circoscrive, la tiene a bada, e a me piace.

Dicevo che la vicina fresca di trasloco ha suonato alla porta, presentandosi con in braccio un barboncino di nome Lancome. Chiedeva se gli antennisti potevano salire sul tetto dal nostro terrazzo per sistemargli la parabola. Recava in dono per il disturbo, in braccio assieme a Lancome, un’orchidea rosa. Io l’ho guardata (l’orchidea) e ho provato pena per il suo destino già segnato.

Il suo residuo tronchetto assai poco felice giace tuttora su un ripiano del nostro atrio, contenuto nel vaso anch’esso rosa come i petali che furono. Non ho il coraggio di farla sparire. Ogni volta che mi ci casca sopra l’occhio penso a quella volta che nella precedente casa, luogo di decadenza incontrollata, ci è fiorito in frigo un cavolo cappuccio marcescente. Spostato sul davanzale, per lungo tempo ha dato segno di non voler morire mai più. Era un alto, rigoglioso, spudorato fiore.

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