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Archivio mensile:gennaio 2015

L’altra sera mi è venuto in mente che da piccola, quando ero in particolare paranoia per qualcosa e la paranoia raggiungeva i limiti consentiti di sopportazione, mi scattava un salva vita beghelli tale per cui iniziavo a cantarmi in testa “La regola dell’amico” degli 883 a ciclo continuo, due-tre-quattro volte di seguito, finché non mi passava. Ho pensato più che altro che se all’epoca fossi stata a conoscenza del relativo balletto presente nel lungometraggio “Jolly Blu”, avrebbe funzionato ancora meglio, e magari mi bastava cantarmela in testa una-due volte.

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“Al lettore

Questo che segue è il calendario di un mese; ogni giorno porta la vita di una specie di santo, che patisce e gode come i santi tradizionali. Poi il nostro mese finisce, perché a questo mondo tutto deve finire, anche le nostre brevi vite di idioti.

Che mese sia quello che viene dopo, nessuno con sicurezza lo sa; se in prevalenza ad esempio si dovrà ridere o piangere, se saremo soli o in gran compagnia. Ci sono solo supposizioni. Alcune impressionanti.

C’è chi sostiene che il mese che segue non finisce mai più; è un’idea stravagante, e solo a pensarla ci si sente già stanchi.

C’è invece chi dice che si ricomincia sempre da capo, forse su un altro pianeta; ma ogni volta l’umanità è di un gradino più idiota. Finché in un lento progresso, di pianeta in pianeta, si giunge all’assoluta e totale idiozia, in cui nessuno ricorda più niente, neanche le cose più elementari, come ad esempio sentirsi qualcuno diverso da un sasso o da un meteorite. Questo sarebbe lo stato beato.

Qualcuno ha detto che è uno stato somigliantissimo al piombo.”

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[Ermanno Cavazzoni _ Vite brevi di idioti _ Universale Economica Feltrinelli _ 1997]