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Archivio mensile:febbraio 2014

L’altro giorno, cioè oggi, giusto per fare una cosa esotica e mai sperimentata prima, ho traslocato.

Una cosa bella dei traslochi è che la prima volta che cerchi di entrare nelle case nuove la chiave nella toppa la giri sempre nel modo sbagliato.

Le cose tipo le ernie multiple quando arrivi al quarto piano di meno. Pensare invece a quando l’acqua alta verrà senza trovarti alla sua portata, di più.

La cosa tipo che cinque minuti dopo essermi schiantata sul letto han suonato alla porta ed era un rappresentante della Folletto che chiedeva se ce l’avevamo in casa, non l’ho capita.

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È passato un anno, il gruppo d’ascolto è diviso senza possibilità di rimedio tra Venezia, Milano, la Guinea Bissau e la quarta dimensione. A me chiaramente è toccata la quarta dimensione. Non mi lamento, ho dei permessi per andare al lavoro e posso avere molte arance per le mie spremute della colazione. La rete però fa schifo.

Difatti se dovessi riassumere la prima serata di Sanremo 2014 la riassumerei così:

la cellulite è una malattia che danneggia la microcircolazione e il tessuto sottocutaneo,

ossia con il contenuto dell’unico frammento di pubblicità che sono riuscita a visionare. Del programma ho colto un fotogramma di Fazio vestito da Ispettore Gadger che sale la scalinata con una tizia scosciata.

Stasera, in luogo della seconda serata, sono invece pronta per una diretta dalla privilegiata posizione del fenicottero in bilico davanti a una finestra che da sullo skyline della quarta dimensione.

Dopo aver sacramentato un po’ la prima cosa che vedo è Fazio che dice alla Littizzetto “Bello è dire mi piaci, anche se hai la cellulite”. Ne deriva che il filo conduttore di questa nuova edizione non è più l’ex URSS, ma l’annoso problema della pelle a buccia d’arancia.

Inizia la serata, inizia da Noemi. Per quanto concerne la descrizione del suo outfit lascerei la parola a Talent Scout, in diretta a mezzo chat del gruppo d’ascolto:

“Un minuto di silenzio per lo stilista di Noemi… perchè? per quale assurda ragione decidi di indossare un paraluce, con decori geometrici in rilievo che sembrano un labirinto maya e confondono la vista?”

Coerentemente con il look cyberetnopunk, Noemi attacca il suo pezzo con un rutto. Chiedo alla regia (laddove la regia è descrivibile come una nube di entità astratte che nella quarta dimensione ha la funzione di dettare legge ed essere di compagnia), chiedo alla regia a cosa possa essere paragonabile il tutto, dalla regia rispondono a una merda. Chiedo di fornirmi una versione più diplomatica, dalla regia rispondono “a una bambola scartata dalla pesca”.

Fazio saluta gli italiani all’estero ed entra in scena Renzo Rubino, che lo scorso anno, ricorderete, si è presentato a Sanremo giovani con una canzone d’amore per le Poste Italiane.

Il primo pezzo è gradevole, nel secondo compare la parola “coccole” e questo sancisce la condanna a un immediato lancio dalle Rupi Tarpee (nella quarta dimensione ce n’è più d’una).

Superato il reduce da Sanremo giovani possiamo passare a Sanremo giovanile. Fazio presenta il nuovo concorrente dicendo che “aveva 16 anni nel 1970”. Arriva Ron, e l’Ariston si riconferma quel luogo mistico dove il concetto di musica leggera si fonde con quello di mattonata di 600kg nei maroni.

Circondato da motivi a foglie morte, Ron spiega che “amare è quel bisogno così naturale, ma a volte ci facciamo male”.

Difatti è tempo del primo ospite, Claudio Baglioni, e tutto inizia a farsi confuso. Nelle cuffie sento frammenti di Piccolo grande amore mentre la regia ascoltano (sì, la regia è singolare, ma sono plurali, fatevi gli affari vostri che già è complicato così), mentre la regia ascoltano una canzone elettroindieunderground sulla zoofilia, che non linko perché ci tengo acché inbassoadestra continui ad esistere.

Sette anni dopo finisce la serata monografica su Baglioni.

È il 2021, sono una ricca imprenditrice che nel tempo libero e al solo fine di ammazzare la noia di una vita costellata da troppi agi pubblica romanzi pornofantasy di grande successo internazionale. Benvenuti in questo mondo bellissimo.

Un attimo dopo sale sul palco Riccardo Sinigallia e rovina tutto riportandomi nel baratro del 1998. Quello-dei-Tiromancino che non è più dei Tiromancino ha ingoiato un pulcino vivo (era accaduto anche l’anno scorso a una giovane se non ricordo male, qualcuno dovrebbe togliere quelle povere bestie dai camerini).

A questo punto si consuma il dramma. Sinigallia canta una canzone sdolcinata, ovvia e punteggiata di rime tipo “disci/ che non potremo essere felisci”, e tocca quel qualcosa dentro di me di stupido, sentimentale irrimediabile e preponderante che me la fa quantomeno non dispiacere (anzi, non dispiascere).

È il momento il Francesco Sarcina quello-delle-Vibrazioni che non è più delle Vibrazioni con “Nel tuo sorriso”. Ci comunica che il suo cuore è quello di un guerriero, quanto al suo outfit lascio di nuovo la parola a Talent Scout:

“Orecchini due, anello uno (al mignolo), intarsi sulla giacca da becchino presenti, parrucchiere sempre lo stesso che ha un’evidente mancanza di fantasia e punta al classico sperando di non fare disastri (vedi il London style di Noemi).. Il mood tra i big è: canto due canzoni di merda senza troppa convinzione, punto tutto sulle smorfie, gli anelli papali e il nero.. Forse nessuno si accorge che sto facendo cagare e mi confondono con la tappezzeria.”

Sarcina va via facendosi foto da spedire a casa per dimostrare che non era a fare scippi in motorino, e noi ci chiediamo, dov’è Giulia? Chiamatela, quest’uomo ha bisogno di aiuto.

La regia nel frattempo mangiano wurstel ascoltando gli At the Drive In, ed io inizio a temere la defenestrazione.

Visto che ci tengo alla mia incolumità, ma soprattutto visto che non ne posso più, decido di chiudere i conti con la città dei ciclamini fino a domani, saltando a pié pari l’esercito dei giovani di vane speranze.

Una unica nota su Bianca. Tutti accennano alla sua vaga somiglianza con quella tipa che stava sotto alle scrivanie di Bill Clinton, nessuno al verso “si sta come foglie sui rami a novembre”, chiaro segnale di un featuring clamoroso tra Eugenio Montale e Giusy Ferreri.

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E Buonanotte.

NB Lo so che non ho menzionate le Kessler, è che non sono riuscita a vederle, le Kessler. In compenso dai primi dati statistici emerge che la gente continua ad arrivare quivi cercando informazioni sui loro nudi artistici.

L’altra sera, cioè stasera, stavo guardando la Superstoria (che poi sarebbe uno di quei programmi che guardi con occhi lucidi pensando, sognando, che ti ci potrai rifugiare sentendoti al sicuro per sempre).

Comunque stavo guardando la Superstoria, speciale Sanremo, e ho capito una cosa.

Alla luce dell’ospitata di Michail Gorbačëv e consorte al Sanremo di Fazio, Dulbecco e Laetitia Casta (era il novantanove, e Dulbecco, totalmente incapace di capire la logica del cambio di telecamera, si apprestava a rischiare l’autocombustione del miocardio alla vista dei perizomi di Anna Oxa),

e alla luce dell’ospitata del Coro dell’Armata Rossa diretto da Toto Cutugno al Sanremo della coppia Fazio – Littizzetto (era il 2013, ve lo ricorderete perché c’era il Cile tra i giovani),

dati questi elementi, appare evidente come il filo rosso che  unisce i Festival condotti da Fazio è la pervicace ricerca di un sistema atto a demolire per sempre l’estetica socialista sovietica.

A ogni modo, io sono pronta.

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L’altro giorno mi è venuto alla mente di quelle volte che in macchina col genitore gli dicevo papà (che lo chiamavo papà, mica genitore), fai Super Car. E lui solitamente diceva va bene cipolla,  e prendeva un dosso ai 150 in pieno centro, con mia immensa soddisfazione.  Mamma in merito, non aveva mai niente da ridire.

Fai colazione in pasticceria con le amiche femmine. Con basco, baffi e passo incerto da anziano arriva e va verso il banco il sosia di Tonino Guerra. Tutte a dire ora viene qua e ci dice che l’ottimismo è il profumo della vita, e giù a ridere (mai che uno dice guarda il sosia di Tonino Guerra, ora viene qua e ci butta giù la sceneggiatura di Blow up sul tovagliolo). Dopo un po’ il sosia di Tonino Guerra viene là e dice ridete eh? Fate bene, lo sapete che a ridere ti si allunga la vita? Poi se ne va con passo incerto da anziano, ingrana la retro della sua Mercedes c220 e salutando, sgomma via.