sanremo 2013 _ seconda serata

Nella corte interna della Casa-Torre abbiamo un sacchetto pieno di merda. Lo dico per dovere di completezza, il fatto è che abbiamo dei problemi strutturali con la fossa biologica. Quindi a mezzanotte dovevamo uscire a occultarlo in modo losco, ma ce ne siamo dimenticate a causa di Sanremo.

  • I Modà non li ho visti, li ho saltati perché avevo ancora in testa l’eco della loro precedente performance con Emma Marrone, e poteva bastare.
  • Sono arrivata in tempo per Simone Cristicchi, e per sentirgli dire “mi piacerebbe che queste canzoni venissero cantate anche dai bambini”. Simone Cristicchi odia i bambini.
  • A un certo punto è arrivata una con la frangia e il pregio di indossare un tailleur discreto, elegante e non ricoperto di pailettes. Ha detto patè, flambè, caschè, lamè, croissaint con una chitarrina in mano, poi è andata via.
  • La Talent Scout ha elaborato nuove e definitive teorie sugli abiti di scena: “La crisi si fa sentire, hanno usato tutte le tende e i tappeti che hanno trovato in giro” / “E’ evidente che c’è un giro di scommesse tra costumisti per chi riesce a far salire sul palco dell’Ariston la peggio porcata”.
  • Max Gazzè ci piace tanto, ma esprime la sua crisi di mezzà età con dello smalto nero sulle unghie. Qualcuno gli ricordi che non è Morgan.
  • Il Complessino sale sul palco e cambia la percezione del mondo: tutto è migliore, o tutto il resto è peggiore, a seconda dei punti di vista [a ogni modo, con gli abiti clericali, sbaragliano la scommessa tra costumisti, vincendo a mani basse anche quella].
  • I Giovani:
  • Renzo Rubino è bravo, è fine, ci è piaciuto. Spiace solo che per aver scritto una bella canzone d’ora innanzi sarà vessato da inutili interviste sulle sue abitudini sessuali.
  • Il Cile l’ho scoperto mentre lavavo i piatti ascoltando radio malsane ed è partito questo ritornello che faceva “dove sei/mi hai lasciato in un Oceano di filo spinato/io ti ho dato prati di viole tu cemento armato“. Ho riso da sola per dieci minuti, poi Cemento armato è finita nel mio Ipod e in quello delle Antropologhe, perché era giusto così. Il Cile è stato escluso dopo la prima esibizione. Le sue difficoltà motorie, l’eccesso di lirismo, la gestualità scomposta e l’out-fit più imbarazzante che se fosse vestito di pailettes, ce lo rendono caro come un cugino di secondo grado, ma era giusto così.
  • I Blastema: locali fumosi, birrette, glorie di paese che girano ancora coi pantaloni di pelle e le borchie, disagio esistenziale, ascolto gli Afterhours, ascolto i Verdena, ascolto i Marlene, ho tra i diciassette e i diciannove anni. Ecco, i Blastema hanno avuto la funzione del viaggio ipnotico ai sabati sera degli ultimi anni di liceo, che sembra una critica e invece sono bravi, sono passati, ed era giusto così.

Adesso devo solo capire come eliminare quel sacchetto.

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3 commenti
  1. domenico ha detto:

    quanto spigni, inbassoaddè!

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