archivio

Archivio mensile:febbraio 2013

Vorrei che tu fossi qui, solo per vedere come io le vedo le infinite irregolarità dell’intonaco sul muro, l’accurata diversità di ogni foglia da ogni altra foglia, la minuziosa casualità di tutto. E niente di tutto questo fa male, niente è doloroso, tutto vive secondo la sua natura. Devo dire che sono poche le anime che si negano, quando le chiamo. Sono generosamente gentili. Sono molto educate, carine. Vengono attraverso l’aria bella, fanno uno scintillio, ritornano alla loro amata creatura. La loro natura è la stessa della ghiaia e delle foglie e del muro. Sono creature.

[Giulio Mozzi _ La felicità terrena]

 

Ieri sera il Gruppo d’Ascolto è stato tragicamente atomizzato. Fortitudo, dopo essersi congedata da un aperitivo con gli amici adducendo scuse tipo Bè scusate devo proprio andare, ho fame e ho sonno, dal tinello della Casa Torre segue in diretta skype con La Talent Scout, la quale mi scrive “Il costumista stasera è in mobilità, la gente si veste come cazzo vuole”. Dopo aver sfamato altre cento coppiette e un cane volpino molto vaporoso, rientro in tempo per la proclamazione finale e il recupero di alcuni passaggi chiave:

  • Maria Nazionale [di cui alleghiamo una imperdibile intervista] è vestita da sirenotta celeste.
  • Malika Ayane è vestita da novizia.
  • Chiara Galiazzo rispetta il lutto della serata precedente.
  • Max Gazzè arriva vestito da Capitan Harlock e con una lente a contatto azzurra. Quest’ultimo particolare ci insegna che Madre Natura anche se sembra di no, ha sempre dei disegni precisi, tipo farti nascere con gli occhi scuri perché altrimenti saresti sembrato un camaleonte in acido.
  • Arriva una modella vestita da centrino rosso, poi va via. Poi torna, poi va via.
  • I Modà non lo so come sono vestiti, ma suppongo da omini del calcio balilla quando vanno in chiesa alla domenica, come al solito.
  • Simona Molinari si da alla mitologia ed è travestita da pitone alato.
  • Gli Elii si pavarottizzano, ma in quell’out-fit ci vedo anche della Monty Pythonizzazione. Una corista non riesce a compiere il suo dovere e ad ogni inquadratura si evince che sta ridendo e basta.
  • Marco Mengoni vince e reagisce con l’autismo. Privo di emozioni apparenti, coccola il suo premio mentre il Sindaco [ era il Sindaco?] della città parla della coltivazione dei ranuncoli.

Arrivati in fondo, mi sento di dire che, piaccia o non piaccia, Fazio e la Littizzeto sono stati i fautori del primo Festival di [complessiva] buona qualità da almeno un decennio a questa parte. Pochi tempi morti, ospiti più ponderati, tempi non biblici, meno vallettismi e soprattutto una buona metà di bei pezzi [o almeno di pezzi che non ti fanno desiderare di strappare l’autoradio a morsi e lanciarlo dal finestrino].

Ringraziamo i personaggi secondari che hanno allietato queste serate:

  • Il direttore d’orchestra di Antonio Maggio che gli fa i cori in falsetto.
  • Le vocali di Antonio Maggio
  • Il corista con le basette abbonato ai la-la-la da coro russo. Sappi che Fortitudo scapperebbe con te anche in Kamchatka.
  • Il pianista che in realtà è Mario Monti.
  • La barba di Beppe Vessicchio.
  • Peter Cincotti, il Big Jim che per tutte queste sere ha duettato con Simona Molinari.
  • Il giovane scomposto che non si è filato nessuno/il dj anni ’90.
  • La Barbie sfregiata da una felicità parziale/aiutata da flute di champagne.
  • Il fattore cromatico.
  • Il pubblico da casa che ha votato Maria Nazionale.

simona molinari, il pitone alato e peter cincotti.

Avrei tanto voluto seguire in modo adeguato la semifinale, ma ieri sera un altro centinaio di coppie, ancorché non fosse più S.Valentino, si sono dimostrate assai affamate di amore e carne bovina.

Le informazioni raccolte dal Gruppo d’Ascolto della Casa Torre sono le seguenti:

  • “E Pippo Pippo non lo sa/che è il suo corpo che cambia/nella forma e nel colore/è in decomposizione”
  • Pippo Baudo, oltre che di inconsapevolezza, è arrivato armato di una statua celebrativa di Mike Buongiorno.
  • “Lo stilista dev’essere stato ucciso, perché erano vestiti tutti a lutto”
  • Elio e Le Storie Tese, e Rocco Siffredi. Fazio non è presente sul palco perché sta inaugurando la statua di Mike Buongiorno. Il “Ti amo Rosa” finale di Rocco era evidentemente dedicato alla nostra padrona di casa.
  • Il Cile viene chiamato sul palco in quanto vincitore del premio per  il miglior testo. Ci arriva zigzagando e dicendo cose a caso come in questo video in cui è ubriaco nei corridoi dell’albergo come un tredicenne in gita delle medie. Da questo video si evince che il titolo della sua biografia prossima ventura sarà “Il Fattore Cromatico”.

Quel che ho visto con i miei occhi sono le seguenti cose:

  • Antonio Maggio con un papillon blu elettrico tempestato di pailettes che vince tra i giovani, e fa quella cosa che faccio quando ascolto Anthony and the Johnsons pensando alle elezioni politiche del 24 febbraio. Piange. Seminando il panico tra il Gruppo d’Ascolto. Luciana Littizzetto esclama “Primo Maggio”, e torna a casa contenta.
  • Renzo Rubino che vince il premio della critica. Fortitudo mi comunica che in un’intervista Rubino ha dichiarato “Non è una canzone che parla di temi sociali, è una canzone d’amore. L’unico tema sociale che tratta, al massimo, è il problema della scomparsa dei postini.”

Ieri, dopo essermi assicurata che un centinaio di coppie innamorate o presunte tali ottenesse un posto a un tavolo per cenare, sono tornata ai fasti residui dell’Ariston. Nel tinello di casa [non che io abbia un tinello, o che abbia mai capito di cosa si tratti, ma è bello dirlo], ho trovato il gruppo di ascolto formato dalle Antropologhe [che per chiarezza chiameremo rispettivamente La Talent Scout e Fortitudo], del succo al pompelmo, molto tabacco, e Antonio Maggio {seguiranno alcuni commenti da italiano medio}:

  • Antonio Maggio, ex X factorino, ex Aram Quartet, è attualmente in gara tra i giovani ed è molto bravo.
  • Antonio Maggio è bello, anzi, è bbbello.
  • Antonio Maggio con il papillon sta benissimo.
  • Antonio Maggio, non passare mai dai Giardini di Venezia.
  • La Talent Scout mi fa dei riassunti e si pone in guisa di fashion consultant: “Maria Nazionale, di cui abbiamo una diapositiva {segue imitazione di Fortitudo, purtroppo non riproducibile per questioni di privacy}, Maria Nazionale l’abbiamo già vista vestita con un sacchetto fucsia. Dato che il sacchetto fucsia non funzionava hanno cercato di strutturarla con un tappeto nero” / “In generale, i costumisti, dato che hanno finito le tende, hanno iniziato con il cellophane e lo stile packaging”
  • Recupero il video con l’esibizione di Anthony and the Johnsons e faccio quello che faccio ogni volta che penso alle politiche del 24 febbraio. Piango.
  • E’ arrivato Al Bano, che aspettavo tanto. Ha cantato alcuni dei pezzi migliori del suo repertorio, ha lanciato le sue corde vocali come un lazoo tra la platea, fatto flessioni, e commentato, all’arrivo dei fiori per Laura Chiatti “Sono crisantemi?”.
  • Flashback: l’anno scorso Norman, durante l’adempimento dei suoi passati doveri, ha scaricato dal computer della biblioteca la collezione platinum di Albano Carrisi [tre album pieni di magia e suggestione]. La collezione platinum di Albano Carrisi ha craccato il sistema dell’intero palazzo.
  • Tra i giovani passa anche Antonio Maggio, la Talent Scout si trasforma in Paolo Vallesi e commenta: “Se lo merita, dopo anni di sofferenza nella penombra della vita”.
  • Non so se lo sapete, ma domenica se volete andare da o venire a Venezia, lasciate perdere. La stazione di Mestre sarà bloccata perché devono far brillare due mine della Seconda Guerra Mondiale.

Alla fine abbiamo pensato che lanciare un sacchetto pieno di merda nel canale sarebbe stato poco elegante. Dunque lo abbiamo camuffato e messo tra il resto dell’immondizia da ritirare porta a porta, davanti a quella del vicino.

maria nazionale, simona molinari e chiara galiazzo fasciate in alcuni degli abiti più inguardabili di questo sanremo 2013

Nella corte interna della Casa-Torre abbiamo un sacchetto pieno di merda. Lo dico per dovere di completezza, il fatto è che abbiamo dei problemi strutturali con la fossa biologica. Quindi a mezzanotte dovevamo uscire a occultarlo in modo losco, ma ce ne siamo dimenticate a causa di Sanremo.

  • I Modà non li ho visti, li ho saltati perché avevo ancora in testa l’eco della loro precedente performance con Emma Marrone, e poteva bastare.
  • Sono arrivata in tempo per Simone Cristicchi, e per sentirgli dire “mi piacerebbe che queste canzoni venissero cantate anche dai bambini”. Simone Cristicchi odia i bambini.
  • A un certo punto è arrivata una con la frangia e il pregio di indossare un tailleur discreto, elegante e non ricoperto di pailettes. Ha detto patè, flambè, caschè, lamè, croissaint con una chitarrina in mano, poi è andata via.
  • La Talent Scout ha elaborato nuove e definitive teorie sugli abiti di scena: “La crisi si fa sentire, hanno usato tutte le tende e i tappeti che hanno trovato in giro” / “E’ evidente che c’è un giro di scommesse tra costumisti per chi riesce a far salire sul palco dell’Ariston la peggio porcata”.
  • Max Gazzè ci piace tanto, ma esprime la sua crisi di mezzà età con dello smalto nero sulle unghie. Qualcuno gli ricordi che non è Morgan.
  • Il Complessino sale sul palco e cambia la percezione del mondo: tutto è migliore, o tutto il resto è peggiore, a seconda dei punti di vista [a ogni modo, con gli abiti clericali, sbaragliano la scommessa tra costumisti, vincendo a mani basse anche quella].
  • I Giovani:
  • Renzo Rubino è bravo, è fine, ci è piaciuto. Spiace solo che per aver scritto una bella canzone d’ora innanzi sarà vessato da inutili interviste sulle sue abitudini sessuali.
  • Il Cile l’ho scoperto mentre lavavo i piatti ascoltando radio malsane ed è partito questo ritornello che faceva “dove sei/mi hai lasciato in un Oceano di filo spinato/io ti ho dato prati di viole tu cemento armato“. Ho riso da sola per dieci minuti, poi Cemento armato è finita nel mio Ipod e in quello delle Antropologhe, perché era giusto così. Il Cile è stato escluso dopo la prima esibizione. Le sue difficoltà motorie, l’eccesso di lirismo, la gestualità scomposta e l’out-fit più imbarazzante che se fosse vestito di pailettes, ce lo rendono caro come un cugino di secondo grado, ma era giusto così.
  • I Blastema: locali fumosi, birrette, glorie di paese che girano ancora coi pantaloni di pelle e le borchie, disagio esistenziale, ascolto gli Afterhours, ascolto i Verdena, ascolto i Marlene, ho tra i diciassette e i diciannove anni. Ecco, i Blastema hanno avuto la funzione del viaggio ipnotico ai sabati sera degli ultimi anni di liceo, che sembra una critica e invece sono bravi, sono passati, ed era giusto così.

Adesso devo solo capire come eliminare quel sacchetto.

Due cose:

La prima è che alle 20.30 di stasera, dunque fra poco, i ragazzi di Non fidatevi di noi, su Radio Cà Foscari, avranno l’incauta idea di spammare un po’ di contenuti made in Inbassoadestra. Sapevatelo, e sentivateli [e colgo l’occasione per ringraziare sentitamente Federica].

La seconda è che è uscito il secondo pezzo per Memorie dal sottoscala, la rubrica di libri con cadenza casuale che tengo su Frizzifrizzi. Si parla del bel ebook di Irene Guida sull’Ilva di Taranto. Leggevatevelo QUI.

 

  • Fazio si è portato dietro lo stesso traduttore simultaneo di Che tempo che fa.
  • Fazio si è portato dietro la stessa costumista di Philippa Lagerbak e l’ha regalata a Luciana Littizzetto.
  • Daniele Dorian Silvestri a fine anni novanta sembrava uno sbandato quarantenne col codino unto e i denti storti, e di anni ne aveva neanche trenta. Non so cosa sia successo nel frattempo, ma vorrei il numero del suo visagista.
  • Palombs mi scrive: “è il primo Sanremo che passo senza televisione, ma per fortuna è il Primo Maggio”.
  • La situazione degli abiti di scena è ben più grave di quanto non sembrasse alla prima apparizione della Littizzetto. Simona Molinari, dopo aver ingoiato una raganella, entra travestita da x-man. ma soprattutto, chi è Simona Molinari?
  • La Talent Scout dice: “Il costumista di sanremo e’ Oscar Giannino”.
  • D’ora in poi, quando vi sentite in difficoltà, pensate che potrebbe andare peggio, tipo potreste essere Maurizio Crozza fischiato sul Palco dell’Ariston da un burinazzo. {nota a margine: il pezzo fischiato, ovvero l’imitazione di Berlusconi, era innocuo e sottotono rispetto alle potenzialità di Crozza, il fatto che abbia suscitato quel putiferio è quantomeno desolante}.
  • A un certo punto è arrivato Nonno Nanni con il Coro dell’Armata Russa.
  • Riassumendo: pezzi spesso mediocri, abiti inguardabili, ritmi più sostenibili, facce più giovani [cioè i giovani di quarantasette anni, si intende] e momenti di inevitabile buoneria faziana. Un grande sì va ai Marta sui Tubi e un abbastanza sì al primo pezzo di Dorian Grey.
  • Vogliamo pensare che il burinazzo sia ancora in uno sgabuzzino dell’Ariston con una mela in bocca.