venis-bai-nait’

Allora, ultimamente giro spesso per Venezia attorno alle due-tré del mattino [perché? ‘zzi miei. no dai, stacco dall’avoro, ah sì, lavoro (frega niente eh? vabè)].

Comunque, Venezia attorno alle due-tré del mattino è un posto che non esiste. I turisti che in giornata sono spalmati in modo uniforme sul territorio, spariscono. Mai capito dove finiscono. Ora come ora ho un paio di teorie, la prima prevede forni crematori e spargimento di ceneri nel Canal Grande, la seconda è che per tre quarti si chiudono esanimi nelle loro stanze d’albergo e il quarto residuo si recano come gli Unni a ristorarsi nel posto dove lavoro.

A ogni modo alle due, a parte un paio di bettole di fiducia, è tutto chiuso, e la città diventa quanto di più simile ci sia a un posto adatto per inscenarci degli omicidi con risvolto satanista nella prima metà del secolo decimonono. Invece non c’è proprio niente. Le cose che ci sono a volte, ho iniziato a segnarle,

Calle Lunga 22 Marzo, grossa pantegana che taglia la strada.

Campo Santo Stefano, coppia che litiga, lui accusa lei di dare troppa confidenza a l’altro.

grossa pantegana che taglia la strada.

Ponte dell’Accademia, coppia che litiga, lei accusa lui di essere uno stronzo [motivi ignoti].

grossa pantegana che taglia la strada.

grossa pantegana che taglia la strada.

[adlibitum]

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