archivio

Archivio mensile:aprile 2012

Sottotitolo, somme di un anno di ricerca di l’avoro nello stivale. Sottosottotitolo, che poi magari si parla anche d’altro,

  • La possibilità di essere flessibili, o la necessità di diventarlo per adeguarsi al mercato, e a forme ormai diverse rispetto a trentanni fa di vivere e gestire il quotidiano, è cosa assai diversa dalla negazione di diritti abbastanza elementari di un lavoratore [cheppoi sarebbe anche un consumatore],  e più in generale di una persona.
  • Nel dibattito annesso e connesso alla questione l’avoro, è comprensibile, plausibile, e in buona parte da me condiviso, asserire che il lavoro fisso e unico per una vita, è cosa che può risultare monotona.  Asserirlo dall’alto, rivolgendosi a un paese privo degli strumenti di gestione del passaggio da un posto all’altro [nonché dei posti stessi], è cosa, quantomeno, di cattivo gusto [leggi: #tepossino].
  • La tenzone tra agatodemone e cacodemone che si scontrano in me e dicono c’è ancora molto da fare per questo paese/questo paese è senza speranza, giace irrisolta.
  • Il prossimo che lo sento dire che la serenità non c’entra col vil danaro, fa la fine dell’agnello pasquale.

Inbassoadestra sospende la proverbialeparziale riservatezza d’immagine per nobili questioni di *spam*.

Qui [ QUI ] trovate i lavori di Bouboubijoux, che sono bellini ma bellini tanto, e la mia faccia [notare il cespuglio secco inbassoasinistra, allegoria bucolica della desolazione].

Corsetto e gonna sono stati confezionati dalle mie nude mani, su modello disegnato da LE Toille [che non aggiorna il blog dall’Olocene, ma la perdoniamo].

Voleteci bene.

Allora, ultimamente giro spesso per Venezia attorno alle due-tré del mattino [perché? ‘zzi miei. no dai, stacco dall’avoro, ah sì, lavoro (frega niente eh? vabè)].

Comunque, Venezia attorno alle due-tré del mattino è un posto che non esiste. I turisti che in giornata sono spalmati in modo uniforme sul territorio, spariscono. Mai capito dove finiscono. Ora come ora ho un paio di teorie, la prima prevede forni crematori e spargimento di ceneri nel Canal Grande, la seconda è che per tre quarti si chiudono esanimi nelle loro stanze d’albergo e il quarto residuo si recano come gli Unni a ristorarsi nel posto dove lavoro.

A ogni modo alle due, a parte un paio di bettole di fiducia, è tutto chiuso, e la città diventa quanto di più simile ci sia a un posto adatto per inscenarci degli omicidi con risvolto satanista nella prima metà del secolo decimonono. Invece non c’è proprio niente. Le cose che ci sono a volte, ho iniziato a segnarle,

Calle Lunga 22 Marzo, grossa pantegana che taglia la strada.

Campo Santo Stefano, coppia che litiga, lui accusa lei di dare troppa confidenza a l’altro.

grossa pantegana che taglia la strada.

Ponte dell’Accademia, coppia che litiga, lei accusa lui di essere uno stronzo [motivi ignoti].

grossa pantegana che taglia la strada.

grossa pantegana che taglia la strada.

[adlibitum]