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Archivio mensile:febbraio 2012

Non ne sono sicura, ma credo sia a occhio e croce da un paio di mesi. Da un paio di mesi sul piazzale della stazione di Venezia ci sono accampati gli ex lavoratori delle cuccette notturne, c’è una tenda igloo, due pupazzi impiccati al lampione, uno striscione, i turisti che perlopiù buttano un occhio e non capiscono una fava. A Carnevale sono rimasti lì, immoti, in mezzo ai tavolini dei ragazzi che pitturano la faccia dei turisti di cui sopra [e alla di loro ulteriore dimostrazione del non capire una fava smazzando cinque euro per metà faccia pittata/ dieci intiera (che comunque buon per i ragazzi – che comunque anche lì c’è crisi- vabè) ].

Comunque non che c’entri col resto, ma ieri dentro alla stazione c’era tutta una nuvola di fumo verde anche abbastanza soffocante che non si capiva da dove veniva, allora ho chiesto a un ferroviere in pausa sigaretta scusi, ma questo fumo cos’è, e lui mi ha detto non sono stato io.

Personalmente, Hoy, direi che tutti i guai nascono da creature che insistono a propagare la loro specie con metodi strani e complicati, invece di farlo igienicamente e decentemente con una semplice esplosione dell’involucro delle spore.

[Le meraviglie del possibile, Antologia della fantascienza a cura di Sergio Solmi e Carlo Fruttero _ Il doppio criminale/party of the two parts _ William Tenn _ Einaudi ]

Non ho mai faticato a trovare del bello nel brutto, del raccontabile in Carlo Conti e finanche nello scovare il senso dell’esistenza del figlio di Celentano. Ma il Festival di Sanremo, fa cagare in un modo incommensurabile. Del tipo che quando faceva cagare in modo incommensurabile condotto da ( iddio perdoni questa bocca blasfema) Raffaella Carra’, c’era comunque spazio per cose tipo le esibizioni di Quintorigo e Bluvertigo, rispettivamente poi penultimi e ultimi. Fuoriluogo, vagamente autistici, i primi splendidi in senso assoluto i secondi quantomeno per me.  Quest’anno a difenderci dagli strali della mediocrita’ ci sono i Marlene Kuntz, con una canzone che si chiama canzone per un figlio, i Marlene Kuntz  di Catartica e il Vile giunti sul palco dell’Ariston a dimostrarci che un  viaggio di molti bagliori e falene alla fine della fiera ti porta a una canzone di merda. Gia’ all’attacco che annuncia ‘la felicita’ non e’ impossibile’ me ne vado in lacrime di sangue,  vaga nel folto di fronde in delirio.

Celentano Adriano ( lo stesso iddio di prima,  il trash, l’italoretro’, Palombs e Caterina Caselli abbiano pieta’ di me) non ne voglio neanche parlare, ma lo nomino volentieri per questioni di audience ( Celentano Adriano Celentano Adriano Celentano Adriano cacca cacca cacca cacca ).

Luca e Paolo, che lo scorso anno salvarono egregiamente la baracca, erano noiosi. E poi, e poi e poi, vorrei dire altro, come con ics factor, ma mi sono proprio svangata i maroni, e poi  ho visto un film con uno che si trapanava il cervello, e poi dormito e sognato che compravo della stoffa africana, parlavo con Daria Bignardi e qualcuno che non ricordo chi era voleva darmi delle scosse mortali per non so che motivo.

Devo scrivere l’attacco di un racconto  dimodoche risulti abbastanza interessante da agganciare un ipotetico lettore..

Anch’io devo scrivere l’attacco di una tesi di laurea sui longobardi dimodoche risulti abbastanza interessante da agganciare il mio relatore, hai qualche suggerimento?

Mettici i pirati.

L’altro giorno nel senso oggi, ero dal genitore che era li’ che cucinava e parlava e parlava e io, francamente, non e’ che stessi proprio ascoltando. Allora ero li’ che pensavo in giringiro e lui era li’ che cucinava e parlava e parlava e  a un certo punto mi sono accorta che diceva Buongiorno, sono Benedetta Parodi e sono qui per presentarvi le mie ricette, la ricetta di oggi cura lo scorbuto.