strapperware

Parliamo della Biennale? Parliamo della Biennale. La Biennale c’è ogni due anni. La sua caratteristica peculiare, oltre che c’è ogni due anni, è che porta nei campi e a bordo fondamenta tutte delle persone che vivono in simbiosi con il loro pass e che parlano in inglese a volume sostenuto anche coi sassi e/o coi gestori napoletani del bar più sgrauso di tutta Santa Margherita, soprattutto se in verità sono italiani. La Biennale, per uno di quei meccanismi che ti portano a ignorare le cose proprie dei posti dove vivi/hai vissuto, l’ho vista una volta, da fuori, che volantinavo davanti all’Arsenale e che la gente se la tiravano di modo che sentivi continuamente un sottofondo come di strappi di scottex maxirotolo. In quell’occasione a un certo punto è passata Syria con suo marito quello con la bombetta e Syria teneva tra le braccia il tupperware più grande della storia dei tupperware, un tupperware gigante. Non so cosa contenesse. [Syria, per chi non lo sapesse, è quella che a volte canta delle canzoni che le scrive Biagio Antonacci (Biagio Antonacci, per chi non lo sapesse, è quello che a Vittorio Veneto ha una cover band che si chiamano Viaggio Antonacci)].

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