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Archivio mensile:maggio 2011

In merito a quanto successo nelle ultime due settimane [elezioni amministrative, ballottaggi, discesa dei cosacchi, deliriomessianico, gioiadivivere, orangeshower] non mi sono finora espressa più che altro perché ero attaccata ai socialcosi, alla radio, alla tivvù, al telefono, alla speranza. E’ andata bene. Poi mò vediamo cosa ce ne si fa, ma è andata bene. Volevo solo dire [ridire] che [alla luce di tutto ciò (non fosse già stato chiaro prima)], la Marca Trevigiana ha un problema, e che solo con cinque minuti di respirazione lenta dentro un sacchetto mi viene da pensare che forse è ancora risolvibile con un sistema diverso dai forconi o dall’espatrio. E poi che Palombs a un certo punto mi ha mandato un messaggio che diceva, Se li semo magnati. 

Cominciare in maniera sottile la campagna per i referendum (immagine di tagtom).

[ Cominciare in maniera sottile la campagna per i referendum. Via Phonkmeister ]

Nell’ambito delle cose di cultura di massa che portano a chiamare i Collie Lessie, e i cerbiatti Bambi, mi chiedo a volte, se c’è qualcuno al mondo oltre al genitore, convinto che Oskar Schindler faccia Schindler di nome e List di cognome.

Potreste non crederci, o ad esempio potrebbe non interessarvi minimamente. A ogni modo, sono poi andata a prendere un treno alla stazione di Mestre, ero a Mestre, e un piccione mi ha cagato in testa. Neanche proprio uniformemente in testa, il frutto del piccione mi ci è rimbalzato e si è spalmato anche un po’ su un polpaccio. Che poi è la prova verificata che il mio super potere della concentrazione funziona, ma solo per le idiozie. Non avevo neanche dei fazzolettini.

Stavo leggendo un libro sotto un pino che si intitola ‘Le pratiche del disgusto’, è di Ugo Cornia. Oggi mi sentivo ispirata con questo titolo che girava in testa così sono entrata in libreria con passo fiero e l’ho acquistato.  Dunque in un determinato punto di questo libro c’è scritto di una che è uno di quei personaggi che si costituiscono per osmosi a partire dall’aria che hanno intorno, in tutto quello che l’aria può avere di inquinato e inquinante, vedendolo, pestandolo, toccandolo e respirandolo, un respiro di qua, un respiro di là, dai un’occhiattina e vedi un tocchettino di merda e l’assorbi, e così via, agglomerandosi addosso tutta la merda dell’epoca.

E intanto che mi passava questa cosa sotto gli occhi mi passavano sopra la testa numerosi piccioni in stormo, e ho pensato che sarebbe stato molto coreografico se in quel momento  uno di questi mi avesse cagato in testa. Ciò non è accaduto e, con una vena di rammarico, non posso scriverne. Ma in compenso mi ha fatto pensare a quando stavo fuori da una biblioteca a sentire uno che un po’ gli facevo il filo e che  a sua volta non è che  esattamente mi considerasse [oserei dire che non mi cagava proprio]. In quel momento lì specifico  in cui stavo ad ascoltare non mi ricordo che, è successo davvero, che un piccione gli ha cagato diritto in testa, esaurendo in un istante tutti i bonus colpo-di-scena-scenografico che puoi avere nella vita. O almeno per qualche anno.

E già che sosto sotto a un pino volevo dire che da piccola piccola a Roma c’era un bambino del palazzo che si chiamava Pino e mi chiamava cordialmente Ambecille!, tutto attaccato e col punto esclamativo. Recentemente, ho saputo che è caduto in disgrazia.

Stavo pensando che a un certo punto all’università dividevo una tripla con una palermitana e una serba [#barzellette], e la serba a un certo punto doveva tornare in Serbia per votare a delle votazioni che lì per lì non ci ho fatto gran caso, ma ricontrollando suppongo fossero le parlamentari del duemilaeotto. Ricordo comunque che doveva tornare a casa con una corriera organizzata apposta per quelli che rientravano a votare, e si stavano mettendo d’accordo con tutto il gruppo di serbi che giravano per l’università e città limitrofe, e mi diceva c’è questo, questo, quest’altra, poi quello e quella, poi c’è una che vota i nazionalisti, ma a lei non l’avvisiamo.