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Archivio mensile:febbraio 2011

Una casa in cui si discute se guardare Sanremo o Chi l’ha Visto?, è una casa sicuramente maledetta da Dio, e probabilmente  schifata dal Demonio.

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Pare che in Tajikistan mantenere il potere nelle proprie mani, si dica far bollire la propria pentola. O almeno si diceva negli anni ‘venti del secolo scorso. Poi non so.

  • Su un’isola tropicale ci sono il pronipote di Garibaldi, la nipote di De André, il figlio di Brigitte Nielsen e la mamma di Valeria Marini. Poi chiama Masi e dice non ho chiamato per dissociarmi dal programma anche perché è uno di quei programmi perfettamente in linea con le direttive dell’azienda, grazie, auguri. Non è Corrado Guzzanti.
  • Eleonora Brigliadori inizia la sua carriera giovanissima, fa delle cose, fa dei figli, i miei figli sono la prova dell’esistenza di Dio. Il suo testimone di nozze è stato Silvio Berlusconi, Simona Ventura fa notare che il matrimonio è finito subito. Eleonora Brigliadori ora, è soprattutto un’artista spirituale [immagini di Eleonora Brigliadori che volteggia in un museo avvolta da foulard technicolor].
  • Ma là fuori, veramente si pensa che se sei discendente di un venerato-maestro/fine-intellettuale/gloria-nazionale poi devi essere un venerato-maestro/fine-intellettuale/gloria-nazionale? Seguendo lo stesso percorso logico, francamente, vi auguro che Mengele non abbia bisnipoti a piede libero.

 

Update: grazie ai preziosi commenti ho avuto modo di correggere una gravissssima imprecisione, la Brigliadori si è sposata sotto lo sguardo benevolo di Berlusconi Silvio e non, come precedentemente scritto, di Berlusconi Paolo.

Le Toiles dice ero molto dubbiosa, dico anch’io. Sono ancora molto dubbiosa, dico anch’io. Poi dice una cosa sulle contestazioni ben argomentate di quelli, diciamo, solidali con la causa femminile. Che è un’espressione che in un secondo mi proietta nel sessantanove, a un collettivo con le sedie in cerchio e gli specchi per guardarsi la vagina. E che io son contenta che ci siano stati i collettivi con le sedie in cerchio e gli specchi per guardarsi la vagina. Solo, rivendico il diritto a rispettare un percorso, prendermi cura dei risultati, e lasciare indietro quel che ha fatto il suo tempo.

A me interessa che si discuta del fatto che c’è un problema massiccio di disoccupazione in generale e disoccupazione femminile in particolare, che è un casino farsi strada, che l’utero è mio, ma la seconda parte dello slogan è, peraltro non senza una certa coerenza col contesto, andato a puttane. Che se ci sono ancora cariolate di preconcetti è perché c’è evidentemente un problema di educazione a monte di cui dovremmo farci carico tutti. Che se c’è un problema di educazione a monte poi stupisciti che in Parlamento son quattro gatte e cento gatti e c’è bisogno di chiedere le quote rose, e di sentirsi dire di no. E di sentirsi poi dire dai solidali-pensanti che in effetti, abbiamo sbagliato noi, perché abbassarsi a chiedere le quote rosa è metterci da sole su un piano di inferiorità e fare il gioco del potere maschilista e dunque essere maschiliste a nostra volta [Maschiliste!]. Allora visto che siamo maschiliste mi prendo il diritto di depredare Servi della gleba e dire che veramente, a sto punto metteteci una scopa in culo così vi ramazziamo la stanza.

Comunque è di tutto questo e a partire da questo che vorrei parlare per affrontare la questione della donna in Italia in particolare, e quella italiana in generale, non a partire dalle fighe sui manifesti e in televisione. Quelle per me possono stare là fino al giorno del Giudizio Universale. E credo che forse, sia questo o in buona parte questo che non mi conviceva e non mi convince tuttora in questo novello movimento, che lo rende attaccabile e retorico, con qualche picco di moralismo fuori luogo.

A Venezia comunque c’era un sacco di gente, proprio persone di tutti i tipi, e sia chiaro che ne sono contenta. Nonostante il coro di ispirazione parrocchiale, gli Abba, Nilla Pizzi, e la polizia in tenuta antisommossa che dalle retrovie, lo so, piangeva le lacrime di chi si sente inutile e senza un ruolo nel mondo. Anche nonostante la poesia sulle ovaie che si incontrano [Il comitato LeToiles-Inbassoadestra auspica l’avvento di un Femminismo 2.0, il Femminismo hardcore che invece di lanciarti il reggiseno ti lancia gli organi interni].

E lo ripeto che magari con l’ultima gragnuola di stronzate si è perso il concetto. C’era tanta gente, sono contenta.

 

Cara.
Ho sognato che la montagna dei boati veniva giù, c’era un terremoto, dieci cataclismi naturali e tu ti trasferivi a casa mia inondandola di valigie. In una c’era solo la macchina da cucire. Io comunque durante il terremoto ti aiutavo a tirare fuori delle cose dalla tua casa. Ed eri preoccupatissima per i gatti.
Norma[n],
Nel caso in cui dovesse verificarsi tutto ciò, un quadro delle priorità che comprenda macchina da cucire e gatti è piuttosto realistico, nel caso, lasciami le chiavi sotto lo zerbino.

In effetti, ieri sera si sono verificati i seguenti fatti,
ero al corso di T&C, e mentre cercavo di cucire una tasca a filetto, la collega sedicenne è venuta là, ha tirato fuori degli appunti da una pochette e mi ha detto, domani ho l’interrogazione, mi spieghi Marx e Weber?

Nel frattempo la genitrice era al Gran Consiglio dei Boati, una riunione affollata di esperti, autorità e abitanti in cui, tra le varie, hanno preso parola le seguenti persone,

Un astrofilo dell’osservatorio astronomico di Fregona, diceva che a gennaio si sono recati in visita al centro dei geologi friulani. Dicevano che la Sella si sta alzando […], e dunque il monte Pizzoc si sposta di tre-cinque centimetri all’anno.

Un milanese che diceva che lui si è innamorato pazzamente di questi posti e vuole fare un inestim[è]nto, ma che non capiva, lui chiede i certificati per sapere se le case sono a norma, e lo guardano tutti strano. Lo guardavano tutti strano.

Un signore, che con un’aria seria e distaccata ha detto, devo raccontare una cosa divertente, io a dicembre, ho portato la mia capretta in Val Lapisina. No l’ha mica volest ‘rivar, in Val Lapisina.

Poi si è alzato e se n’è andato.