kapu[s]t[a]

L’altro giorno, cioè prima, ero là che affettavo cavolo cappuccio per non pensare al fatto che avevo stilato una lista di cose da fare e che non avevo voglia di farle. Ma anche cose elementari, che fa piacere farle, tipo sentire le persone che mi piace sentire. A volte va così, devo farmi le liste. Poi però non le guardo, affetto il cavolo cappuccio.

Quindi affettavo e pensavo che devo proprio scrivere alla Każaška, che precisamente le devo scrivere che ogni volta che cucino del cavolo cappuccio la penso. Che detta così non sembra una cosa bella. Ma secondo me lei lo capisce che è bella.

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