such a lovely place

 
Calendario alla mano, tra un due settimane si levano le tende dalla Steppa post-atomica. Сhe un po’ va bene, che insomma piccola-citta’-bastardo-posto, hai  anche svangato i maroni. Un po’ no.
 
In sette mesi per certe strade secondarie del centro ancora non ci ero passata. C’è una cosa che credo che la facciano in ogni angolo del mondo apposta per quelli che vogliono fare le foto coi contrasti e le contraddizioni dei posti esotici. Prendono questo posto esotico a caso, trovano la via più disgraziata, possibilmente con un paio di senzatetto all’angolo e un bambino che passa in bici, e sullo sfondo, là all’orizzonte, ci fanno svettare un grattacielo-albergo-ics, possibilmente sboronissimo, vetrocementato e blu.
Poi se giri un attimo l’angolo ci hanno messo anche gli scugnizzi che giocano alla guerra con le maschere antigas, vere, e le mamme che ti guardano di sbieco da dietro i cancelli. Anche le macchine parcheggiate con le portiere aperte tra le nuvole di polveri sottili, le puoi fotografare un gran bene. Che dalle autoradio si propaghino nell’aere You can’t touch this e What is love a volume da disco all’aperto d’estate, no.

Il fatto è che vorrei, essere in grado di spiegare bene le passeggiate con la Franzuzhenka in queste vie secondarie di Astrachan, ma non lo so fare.

'Otel California'

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