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Archivio mensile:maggio 2010

Adesso pare che sia già finita o quasi, ma ancora fino a domenica scorsa, c’era la polovad’i, la piena.

È una cosa che succede a maggio nella campagna fuori Astrachan, andando verso sud in direzione del Mar Caspio. Cioè poi magari non succede solo nella campagna fuori Astrachan, però io quella ho visto.

La Volga e gli affluenti della Volga straripano, e la campagna non c’è più. Proprio sparisce completa, o si formano degli isolotti che non sono isolotti. Per decine di chilometri.

E tipo nei villaggi di campagna che chiaramente si trovano sparsi nella campagna, gli abitanti sono abituati che a un certo punto aprono le finestre e il mondo è sparito. E allora invece che andare a fare la spesa o a trovare nonna normale come sempre, prendono la barchetta.

Che l’inondazione in sé, le case sgarrupate che ci spuntano in mezzo, i tralicci e il sole postatomico, son cose che un po’ le guardi e pensi che sono messe lì apposta per farti pensare,

  • uno. Ma pensa questi che non l’hanno mica deciso e son nati qua e qua ci resteranno tuttalavita.
  • due. Qua una volta era tutta campagna [ah-aah-aaah]

Comunque la polovad’i dura circa due settimane. Ed è bellissima.

Piove ancora, là? Perché tipo qua che tutto sta fermo e cambia in un colpo pur stando fermo, la mezza stagione è data per dispersa, sparita, suicida in un angolo con le rondini che non fanno primavera, e che ad Astrachan, in effetti, non ci sono.

Ci sono invece i gabbiani che si tuffano a pescare nei canali e, in effetti, sembrano una cosa a metà tra gabbiani rachitici e rondini obese. Ma le rondini vere, quelle no.

Dice Pripadavatiel che ne ha viste poche solo in un punto, vicino a un pezzo di verde in mezzo alla Volga che qua chiamano l’Isola, e che Bilan non sapeva cos’erano, e che quando lei gli ha spiegato che in Italia diciamo che una-rondine-non-fa-primavera, lui le ha chiesto e quante, allora?

Qua è estate piena, già da due settimane. Una mattina ci siamo alzati e tutto era verde e i gradi trenta. Immediati e immobili.

Dice Bilan che adesso pioverà per dieci giorni, l’ha sentito da qualche parte. Dico che no, non mi va mica tanto. Dice che così potrò vedere Astrachan sotto una luce nuova e mettere i vestiti primaverili che non ho potuto usare visto che la primavera non è arrivata. Dico che la luce nuova non mi interessa anche perché di vestiti primaverili non ne ho.

Poi è finita che ha piovuto neanche dieci minuti.

Qua, ora, ci sono una quantità di pollini nell’aria che non è quantificabile con nessuna declinazione di tanto. Di notte dormiamo con la finestra mezza aperta e le doppie tende tirate, che sennò entrano le zanzare. La mattina mi sveglio coi pollini nei capelli come avessi dormito su un prato all’aria aperta. Forse i russi non sono allergici, forse gli allergici adesso stanno tutti chiusi in casa.

Visto che non mi lamento mai, tempo fa mi lamentavo dei tamarri senza fantasia, o giù di lì.

Allora all’uni c’è questa aula magna con un super palco e un mega proiettore che in questi mesi c’è passato sopra veramente di tutto, da Nonno Gelo alle ciliegie carnivore.

L’altro dì c’era tipo la Giornata dell’Amicizia tra i Popoli, e c’era tutta questa alternanza di cinesi pieni di pathos, tagiki che cantavano in playback, azere che cantavano con gli ultrasuoni.
E davanti a me una crew di hooligan anch’essi azeri, e tra gli hooligan azeri uno avvolto in una bandiera dell’Azerbaijan.

E quando la bandiera se l’è sfilata di dosso, sotto, c’era la ragione-valida-del-giorno per essere ancora qui.

{questa voce o sezione di cose-mediche-in-russia non cita alcuna fonte eccettuate le voci di corridoio di un medico e una tizia a caso.}

Quindi poi hai presente le tremila volte che sono tornata da Ciaociaocacao?

Ciaociaocacao..

Sì, il dottore, quello che sa due parole in croce di italiano e quando mi saluta dice Ciaociaocacao.

Occhei..

Ecco, c’erano i farmaci della prima terapia che non mi avevano fatto niente e allora io ero lì che gli dicevo, Signor Dottor Ciaociaocacao, l’antibiotico però non ha fatto effetto.

E lui mi fa, Signorina, ma quell’antibiotico faceva   e v i d e n t e m e n t e    parte di una partita di farmaci di contrabbando. Non lo sa che la metà dei prodotti che si vendono nelle nostre farmacie sono fasulli? [senza fonte] ..Al che io dico a Bilan, Bilan, è per questo che morite giovani. E Bilan mi fa, No, questo è  u n o  dei  t a n t i  , motivi per cui moriamo giovani.
 
No ma senti, questa cosa che ti ha detto Ciaociaocacao non può essere.

Dice che lo sanno tutti.

Non ci credo. Tipo tu, oh, tu, sorridente signorina russa che vive con Pripadavatiel, ne sai qualcosa che tante medicine che si vendono nelle farmacie sono fasulle?

Certo, lo sanno tutti. [senza fonte]

Vabbè dai, magari è comunque una cazzata.

Magari.. Comunque, sta di fatto che mi cambia la terapia e mi prescrive altre analisi. Quando vado a fare quelle del sangue e delle urine arrivo tardi. Allora l’assistente di Ciaociaocacao mi fa, non preoccuparti, adesso ti mettiamo questo camicie e recuperiamo tutto il tempo perduto. Quindi alla fine travestita da infermiera faccio queste analisi. Ma tu lo sai come fanno qua quelle del sangue?

Lo voglio sapere?

Dividono le analisi in sangue venoso e arterioso e due sottili fialette te le strizzano fuori dall’anulare.

Strizzano.

Strizzano. E poi c’era questa cosa che le porte sangue-urine erano attigue, ovviamente tutto aperto che privacy è andata in vacanza. E da una parte le signorine del sangue erano tristi tristi tristi, ma tanto, tristi. E anche un po’ incazzate. E dall’altra la signorina delle urine era  f e l i c i s s i m a.

Felicissima.

Tiggiuro, felicissima, tutta gaia circondata da barattolini e barattolini non sterili di pipì. Per me è tipo l’effetto dell’ammoniaca.

Po’ esse, ma e i barattoli?

Tipo quelli delle conserve, ma anche io l’ho portata così, che ho provato ad andare in farmacia a chiedere i contenitori sterili e le porno farmaciste mi hanno detto che non esistono.

Magari è che anche noi siamo un po’ fighetti..

Magari.. Comunque non è tutto così eh, c’è anche la clinica quella nuova supermegafiga che di analisi ne ho fatte anche là..

E com’è?

I pazienti fanno paura.

Occhei. La fluorografia che avevi fatto poi tutto bene?

Sì sì, ma che poi qua in generale, per la fluorografia hanno il richiamo una volta all’anno ed è obbligatoria per accedere all’università. In Italia mica la facciamo..

Graziealcazzo, è per la tubercolosi.. e insomma, alla fin fine?

Alla fin fine non ho la TBC e neanche un broccolo nel polmone [per quanto su questo punto avrei da ridire]. Che cos’ho s’è capito solo quando mi hanno mandata in un laboratorio di analisi privato in mezzo al nulla e ai covoni rotanti della periferia di Astrachan. Che è tipo un posto dove paghi una cifra e gli ambulatori pubblici ci hanno i suoi bei volantini stampati e pronti lì da darti. Però sono bravi. E poi un’altra cosa, ho capito.

Cosa?

Che alla fine col contrabbando di medicine non ci posso svoltare, che c’è troppa concorrenza.

A un certo punto è successo che dovevo andare da un medico, e però volevo fare anche le cose per bene. Allora prendo la mia assicurazione sanitaria, che è pinzata sul libretto delle istruzioni dell’assicurazione sanitaria, sul retro del quale c’è un numero scritto bello in grande e cerchiato e sottolineato di suo pugno dalla tizia dell’agenziaturisticacovenzionata che me l’ha fatta, l’assicurazione sanitaria.

Dice, qualsiasi cosa medica devi fare, chiama prima. Che loro ti dicono dove-come-cosa è meglio, e poi ti rimborsano.

Allora, se uno è lì che non sta tanto bene e non è tanto concentrato, succede magari che prende il telefono, fa il numero, e dopo aver parlato con la centralinista co.co.boh. che non sa un cazzo e ti mette in attesa con le quattro stagioni di sottofondo, gli cade la linea.

Perché, se uno è in salcazzistan che sta male, la cosa più ovvia da fare è dargli da chiamare un numero fisso in Italia. Per le emergenze.

Che poi i tuoi kurator giustamente mica lo sanno come funziona la tua assicurazione, però ti fanno tu intanto portala in ambulatorio. Infatti tu la porti e gli dici, guardate avevo questa urgenza che poi dovevo chiamare, ma non ci son riuscita che il numero è a pagamento, e non ho fissi da cui chiamare su due piedi. Sì e poi comunque l’assicurazione è perfettamente inutile che ve la rigirate, che tanto è scritto tutto in italiano. Ditemi quanto viene e facciamola finita. E te è perfettamente inutile che t’inalberi che mica è colpa mia se sono studentessa paraculata e ti fanno i gesti loschi che aqquella la pago poco e atte ti pago niente.

Mi ha detto poi la Devuška, mm, da qualche parte però dev’esserci un numero verde. Se è da-qualche-parte, misterioso luogo geografico in cui devo andarlo a cercare nel momento del bisogno, me ne frega veramente poco. Il numero verde lo voglio lì sul cazzo di retro del libretto di istruzioni dove sta pinzata la mia assicurazione sanitaria.

Dice, dico, stupida te che invece di fare la svarzella che uuh-uuuh vado in Russia cento anni, dovevi tassativamente notare subito questa cosa e chiederne conto. Sì sì, dovevo.

Ciò non spegne la mia sete di stracazzo di numero verde sul retro del libretto bla bla blaaa.