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Archivio mensile:marzo 2010

Pronto?

Pronto.

Oh, come va poi?

Eh, poi va bene dai, ma senti ci vediamo domani?

Sì sì dai, meglio domani..

No comunque ti volevo dire, sai no che in Daghestan oggi c’è stato un attentato?

Sì, undici morti, mi pare una cosa del genere..

Eh, ma poi tu ci vai comunque a Mosca?

Sì alla fine sì, l’unica cosa è che intanto sono homeless che coso è disperso in Polonia e la cosa lì della posta di couchsurfing è in panne..

Bene, ma senti più che altro volevo dirti..

Eh..

No così, volevo dirti che una che mi ha detto che la sua mamma che lavora per i servizi segreti le ha detto che in Kazachstan è scoppiata una centrale nucleare quindi che è meglio andare a casa e chiudere le finestre. Cioè non credo che sia vero eh.

Ah, e la sua mamma lo dice così, che lavora nei servizi segreti, cioè magari una delle due è una mitomane, magari tutteddue.

Eh, boh. Intanto io vado a casa. Ma senti allora ci vediamo domani?

Eh, magari..

Magari.

 

NOTABENISSIMO: Per un nanosecondo ho pensato che la cosa potesse essere sottintesa, ma facciamo che non lo e’. Quella cosa quassopra della centrale nucleare, fino a prova contraria, ha lo stesso fondamento di una barzelletta di serie beta, occhei?

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Più di una volta mi è capitato di sentir dire che Mosca è una cosa, la Russia un’altra. Che non lo so se è vero, forse ridimensionando, si può dire che Mosca è una cosa e Astrachan un’altra. O più plausibilmente che il centro e la periferia, e la provincia, sono reciprocamente altri. Solo che qua la provincia è sconfinata, non è neanche provincia, è quasi estero, non c’è comunque termine di paragone che mi regga in testa. Semplicemente, non capisco.

Alle undiciemmezza, a lezione, degli attentati alla metro di Mosca nessuno sapeva niente. Ci sono rimasti tutti molto male, hanno chiesto quante vittime, se si sapeva qualcosa sui responsabili, poi abbiam continuato col libro nuovo.

La città sembra perfettamente immobile, col primo sole la gente ha cambiato il guardaroba, le ragazze hanno tirato fuori i tronchetti fluo con le felpe coordinate, sui banchi del mercato sono tornate le verdure quelle che crescono sopra la terra, anche loro fluo. Se vuoi stare in un bar del centro a consumarti di solitudine e uaifai, getta la spugna, che tutti i conoscenti conoscibili sono fuori a pascolare. Eppure, sembra tutto immobile. Come il palazzo in costruzione qua fuori dalla finestra, è lunedì e non ci lavora nessuno. Va avanti così da due settimane. La sosiedka, la coinqui, ha detto che capita spesso, iniziano i lavori e poi li mollano, anche questo, anche se dovrebbe essere una nuova sede universitaria, può essere che non lo finiranno mai.

Il televisore della dežurnaia quella di sotto l’ho lasciato e ritrovato su un canale tipo il bagaglino 24oresu24,  quello di questa di sopra sta su forum. Volevo cambiare per vedere le notizie, ma è di turno quella cattiva coi denti d’oro che guarda la tivvù con gli occhiali da sole.

Nel microonde scoppiano solo popcorn al caramello, penso che fanno schifo e sono buonissimi. In cucina, adesso, si sta di un bene in canottiera che non è reale.

Qua noi del piccolo Turkmenistan abbiamo due maestre. Quella alta altra magra magra con le ipocondrie strane, e quella metrocubica  finta burbera che ci chiama i-miei-colombelli e fa un sacco ridere. Quella finta burbera ogni tanto capitava che, se qualcuno dormiva sul libro, gli gridava una cosa tipo: Semyon Semyonovich! E tutti a ridere.

Per la verità continua a farlo, solo che adesso rido pure io, che ho capito cosa vuol dire.

Il primo film della serie guardiamo-i-vecchi-film-al-giovedì-mattina, è stato Brillantovaia Ruka _ Il Braccio di Diamanti.
Come Kavkazkaia Plenniza, anche questa è una vecchia commedia di epoca sovietica, del 1968, il registra  è sempre Leonid Gaidai, e sempre ci recita Yuri Nikulin, e poi Andrei Mironov, e poi anche Anatoli Papanov, e Nonna Mordukova (si’, nonna, oh-oh-oh) e Svetlana Svetlichaya. Che sono o erano tutti attori un sacco famosi.

La trama è semplice. Un contrabbandiere [ Andrei Mironov (eccezionale, splendido, stu-pen-do)] deve cercare di far arrivare in Russia dalla Turchia una partita di diamanti nascondendola in un braccio fintamente ingessato. A causa dell’immancabile quiproquo, gesso e diamanti finiscono addosso a Semyon Semyonovich [Yuri Niculin] , un comune cittadino, un semplice impiegato russo, peraltro poco sveglio. Il tutto prosegue sino al termine sull’onda degli equivoci del caso.

Brillantovaia Ruka e’ uno di quei film le cui battute diventano gergo e quarantanni dopo ancora non mollano il colpo. Sulla wikipagina c’è un elenco ben fatto e ben spiegato di tutte le espressioni che poi sono frasi di uso comune, che sono tante, e perlopiù non immediatamente comprensibili dato che traboccano di elementi di cultura popolare. Per intenderci, una cosa tipo Totò Peppino e la Malafemmena.

Tra questi tormentoni, ricorre quello del poliziotto che si rivolge continuamente a Semyon Semyionovich, l’impiegato invornito, esclamandone il nome. Di qui la gag della mia maestra.

In tutto ciò, mi sono convinta definitivamente dell’immoralità del doppiaggio, quindi se da qualche parte queste cose ci sono anche doppiate, ve le trovate da soli. In compenso, si possono vedere coi sottotitoli in inglese su questo sito qua, dove ci sono sia Brillantovaia Ruka che Kavkazkaia Plenniza.

A parte qualche lungaggine di troppo, mi sento di consigliare la visione di entrambi. Sono al contrario da evitarsi accuratamente nel caso in cui, per esempio, la vecchia commedia all’italiana vi faccia cagare.

Anche tra gli amanti del genere non so chi avra’ la pazienza e la voglia di andarsele a vedere sul serio, ste cose. A ogni modo faccio presente che, diciamo nei primi venti minuti, in una delle scene che si svolgono in Turchia, laddove per rendere il suono del turpiloquio in turco, lo italianizzano, laddove lo italianizzano, salta fuori che i Gogol Bordello  non hanno inventato niente.