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Archivio mensile:novembre 2009

Ci sono due italiane, due russe, due kazake e una francese che domenica vanno al cinema a vedere Novo Lunje.

Non ho mai leccato il dorso di una rana simpatica, ma voglio immaginare che lo stato allucinatorio intra e post New Moon doppiato in russo sia qualcosa di simile.

Da prendere e portare a casa:

-Qua nei cinema la gente fa il macello, è sguaiatissima, suonerie che partono ovunque, sgranocchiare cosmico di popcorn.

-Apprezzabilissimo cinismo del pubblico russo che si sbellica di fronte alla carrellata delle stagioni  che passano con Bella alla finestra in stato larvale.

-Nonostante non si batta chiodo neanche per ischerzo, ci sono decine e decine di momenti che dici occhei, ora improvvisamente si trasforma in un porno. Il doppiaggio in russo aiuta.

-Non ho idea di come continui la storia. Vi prego ditemi che i nostri eroi trovano il modo di consumare anche se lei è so breakable [giuro, testuale dal libro (Sì, l’ho letto)], o almeno ditemi che una nota dell’autrice specifica che Edward da cento anni a questa parte si ammazza di seghe.

[Radio Marshrutka: Viva Forever – Spice Girls]

Qua i ragazzi finiscono le superiori prestissimo, intorno ai sedici-diciassette anni, e vanno subito all’università. La quale difatti funziona con un sistema di compiti a casa, controlli, esercitazioni, che ti fa sentire di nuovo al liceo [Cosa che poi a me va benissimo, anzi, se per caso gli andasse di piazzarmi alle elementari sono pronta coi regoli].

Anche il fatto di seguire i corsi del terzo anno con ragazze di anni diciannove ti fa sentire molto al liceo. Però loro sembrano più grandi, sarà che in buona parte sono già sposate e con figli, talvolta agli step successivi (separazioni e divorzi pare che da queste parti spopolino).

 Io fra sei mesi scado come lo yogurt. L’ho capito misurando il raggio degli occhioni spalancati delle mie compagne, quando gli ho detto di averne ventiquattro, di anni.

Dunque l’altro dì ho preparato la valigetta della scuola e tutta gaia sono andata alla mia prima lezione di russo per stranieri. Solo che all’entrata dell’università la Milizia mi ha fermata e rispedita indietro perché c’era la Quarantena.

A ogni modo, così come ovunque anche qua capita che d’inverno si svuotino le classi a causa dell’influenza di turno e si resti in quattro gatti tra studenti e personale. Ecco, loro pigliano e d’ufficio chiudono l’università tutta per una settimana-dieci giorni. La Karantin, appunto. E’ capitato ora, potrebbe ricapitare a febbraio .. intanto per la prima volta in vita mia che ero lieta di svegliarmi alle sette per andare a scuola, la scuola mi chiude le porte fino al due dicembre.

Milizia sta per polizia, ed effettivamente ci sono fissi due poliziotti all’entrata-uscita dell’uni. Nel senso che fino al giorno in cui qualcuno non deciderà di irrompere armato di fucile a canne mozze il loro unico ruolo è di controllare che, percaritadiddio, la gente entri dall’entrata ed esca dall’uscita, che poi sono due porte attigue.

E allora niente, ho preso e sono andata al Chai-ka, l’internetcaffè del centro, con la Marshrutka. Poiché ad Astrachan, se ti sposti, lo fai perlopiù in Marshrutka..

Che poi sarebbero dei pulmini molto sgarrupati e molto piccoli, caratterizzati da fermate sportive e orari misteriosi. Economicissimi, almeno nella percezione dei forestieri [costano undici rubli, che è tipo venti centesimi].

Ovviamente, a me piacciono un sacco. Anche perché ci ascoltano la radio e oggi passavano You spin me right round e la Lambada..al che mi sono guardata intorno, ma non c’era nessuno con cui dividere la mia gioia..e ho levato un solitario coccodè interiore.

Sottotitolo: che poi magari mi hanno detto tuttaltro..

Le tipe di persiano mi fanno che sembro iraniana, la portinaia mi fà che sono uguale uguale a un’attrice russa. Ritengo che dicano boiate, ma essendo la portinaia grande estimatrice di Celentano, mi fido già di più.

Sottotitolo: non capisco una madonna.

Lunedì, il primo di una lunga serie. In questa fase di adattamento sono seguita, anzi, seguo passo passo un angelo custode che, in quanto tale, mi difende a spada tratta dalle leggi dell’evoluzionismo.

Mi ritrovai così alla facoltà di lingue straniere, dipartimento di studi orientali, a decidere le sorti del mio piano di studi. A un lato del tavolo delle trattative due iraniani, all’altro due russe, in mezzo, io. Ho cercato di fabbricarmi una sagoma a forma di cespuglio con dei mezzi di fortuna (matite, penne, pezzi di sedia, pezzi di moquette), ma non ha funzionato.

Lunedì, guardandomi intorno ho capito cosa mi servirà per integrarmi, degli stivali col tacco. Sì vabbè dai, anche imparare il russo. Ma a parte quello, oh, gli stivali col tacco sono fondamentali..non ne ho mai voluto un paio e dopo due giorni qua li desideravo ardentemente. Sono ovunque, li hanno tutte, di tipi assurdi, orribili, mediocri, fighissimi. Sempre, anche per fare la spesa. All’università il loro tacchettare si propaga nello spazio cosmico, esplode e torna indietro nella tua testa sotto forma di desiderio-di-stivalata-da-paura.

Che poi, guardando me e loro, ho capito anche che va bene fare le fighe, ma è pure un sistema rodato per salvarsi dalla presenza molesta e pervasiva del fango. Altro che stivali da pioggia. Trampoli.



Quando sono scesa dall’aereo verde acido della Siberian Airline ho fatto caso all’odore dell’aria, poiché esso ti dice molto sul posto in cui arrivi..sapeva di ferro, erba secca bagnata e Cose appiccicose che non conosco. Credo che sia per il porto e il petrolio..

Queste Cose misteriose nell’aria mi sa che sono le stesse che in capo a mezza giornata si sono strettamente legate ai miei capelli e, mi sa tanto, non li molleranno più. Tu prova a lavarteli, Le Cose sono anche nell’acqua, che difatti è imbevibile se non sotto forma di tè bollente.

Essendo in questo contesto la mia frangia diventata ingestibile, me la sono ulteriormente tagliata..

Comunicazione di servizio: Mamma tranqui, è venuta bene, non come quella volta che ho incastrato la spazzola nei capelli e per risolvere autonomamente la situazione sono andata al primo giorno d’asilo con una cresta punk.

Ieri ero carne morta, oggi meglio, e per festeggiare la resurrezione delle carni sono andata a messa.

Sì, io. Forse ero confusa dal cambio di contesto e mi sono svegliata convinta di essere una fervente cattolica.

No. Niente crisi mistica fulminante, spiacente. Ho accompagnato la collega che mi è venuta a prendere, eppoi ero curiosa, adesso non è che ogni stronzo che visita un tempio induista mi deve andare in automatico alla ricerca dell’uscita dal Samsara.

A ogni modo, grazie al cielo qua gli studenti italiani sono come i panda nei loro momenti più bui, due, di cui uno che non si sa se passa l’inverno (e che sarei io, ovviamente).

L’alloggio universitario per stranieri è una cosa che se sei stato almeno un anno in quelli di Venezia, ti commuovi. Mica per niente, ma c’è la cucina vera. Con i fornelli veri e dei forni ancor più veri.

La mia camera è territorio italo-kazako e ne sono ben lieta, anche se non capisco una madonna di niente e l’omino del cervello mi canticchia la strada è tanto lunga il freddo già ci assal.

La città in sé e per sé, proprio esteticamente, mi piace così tanto, ma così tanto, che mi rifiuto di scrivere alcunché in merito finché continuo a non capire neanche cosa sto facendo e perché come dove.